Silenzio, si cementifica!

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Si è tenuto giovedì 29 Ottobre, l’incontro fra i verticini del partito democratico di Scandicci e la cittadinanza per parlare del futuro del centro cittadino, dalla Piazza del mercato all’ex-CNR passando per il futuro asse pedonale di Piazza Matteotti.
L’incontro si è svolto nei locali al primo piano del Circolo Arci «Il Ponte». Il pavimento in vecchie mattonelle di graniglia e le bottigliette in vetro con bibite colorate allineate (ma non sono state toccate) davanti agli oratori, creavano una piacevole atmosfera da tempi rimpianti ma anche, e purtroppo, il preludio alla rievocazione storica della vecchia democrazia cristiana che si sarebbe tenuta di lì a poco.

Ad aprire la serata è stato il coordinatore PD Scandicci-Centro Alexander Marchi che, con accettabile ritardo rispetto all’orario di cartellone, ha spiegato che il futuro pensato per le aree all’ordine del giorno è finalizzato al completamento dell’obiettivo politico degli ultimi anni, e cioè quello di dare un centro vero a Scandicci, ritenuto evidentemente da questa Amministrazione l’unica e vera necessità di cui la cittadinanza senta il bisogno.
L’introduzione del Marchi è durata una manciata scarsa di minuti, poi si è seduto e vi è rimasto per il resto della serata, beccheggiando con la testa in una sorta di assenso gestuale e temporizzato ai lunghi monologhi del vicesindaco Andrea Giorgi.
A onor di locandina avrebbe dovuto partecipare anche il segretario PD Fausto Merlotti ma, in verità, ha calpestato la graniglia da sala da ballo d’altri tempi solo alle ventidue e dieci… e solo per sedersi pure lui, ma fra gli spettatori, forse nel cercare di ingrossare le fila dello scarno pubblico, in tutto una trentina di spettatori, comprese altre cariche politiche come il consigliere, sempre piddino, Andrea Anichini.
Tanto per fornire un metro di paragone, i cittadini intervenuti ieri sera, sono stati, grosso modo, lo stesso numero di persone che ogni lunedì sera riunisce il M5S della stessa località, ma senza strombazzare manifesti per le vie e sui social. Ma soprattutto erano pochi tenuto conto dell’importanza dei temi trattati e delle conseguenti scelte, che andranno a incidere pesantemente sulle generazioni a venire per le prossime decine, forse centinaia di anni.

Il vicesindaco Giorgi ha preso la parola facendo di nuovo l’elenco delle zone su cui hanno posato i loro desideri di città futura, con un Centro che vada dalla Scandicci storica, quella di Piazza Matteotti, fino a Casellina riempiendo i «vuoti» (parole sue).
Ha proseguito facendo la storia di Scandicci e del ruolo strategico avuto, dopo l’alluvione del ’66, nel rispondere alle esigenze abitative di Firenze. Poi, passando per vari elogi alle amministrazioni precedenti, giungeva fino all’inaugurazione del centro civico progettato da Rogers.
Troppo poche invece le parole spese a descrivere i progetti e gli scempi che hanno in mente e che, bene ricordarlo, sarebbero dovuti essere il cuore della serata.
Ha parlato della volontà di proseguire nello sviluppo della città e della capacità di saper fare delle aziende locali, per lo più impegnate nel settore della moda e del relativo indotto. Gli è sfuggito, e non ha fatto niente per rincorrerlo, il nesso fra le due cose o, meglio, perché la seconda abbia necessariamente bisogno della prima.
Saltava invece a enunciare il futuro Campus che ospiterà duecento giovani studenti stranieri e che, a suo dire, daranno una dimensione diversa a Scandicci. Come? Non è dato saperlo.
Proseguiva il soliloquio enunciando come un grande successo il parcheggio scambiatore al capolinea della tramvia e, nel dirlo, è come se se ne appuntasse la medaglia sul petto. In realtà il parcheggio avrebbe dovuto esserci già da almeno sei anni, da quando cioè il tram è in funzione, ma ad oggi è solo stato ridotto (ma non estinto) il cumulo di macerie che occupa l’aria dove (forse) verrà realizzato. Verrà completato, parola dello stesso Giorgi, entro la fine del 2016. Ma cosa importa quando, intanto s’è messo la medaglia sul petto; il resto si vedrà!
Si vedrà, per esempio, e sempre a suo dire, che quel parcheggio scambiatore diventerà la principale porta d’accesso turistica a Firenze e anche questo, cioè i turisti in transito a bordo dei tram, porterà sviluppo a Scandicci. Come? Non lo dice.
Sorvolo sull’uso ricorrente dell’avverbio «piuttosto» nell’impropria e fastidiosa forma disgiuntiva e passo a parlare di ex-CNR.
Narra, sempre il nostro vicesindaco perché il coordinatore-centro continua solo ad ondeggiare, che, al di là della demagogia e del populismo (lo ha detto!), hanno risolto con lo sgombero di centinaia di persone una situazione di occupazione abusiva, salvo subito ammettere che si tratta ben del quinto intervento del genere. L’auspicio è che questo ennesimo sgombero non sia solo e davvero demagogia e che siano state attuate soluzioni, valide ed alternative, per la sistemazione delle persone sfollate (bambini compresi) che altrimenti potrebbero tornare. Se delle soluzioni per queste persone sono state trovate non lo dice e non lo lascia nemmeno intendere, poiché come unico antidoto ad una nuova occupazione vede l’uso funzionale dell’area.
Anche in questo caso, nonostante il tema sia la presentazione dei progetti per la città futura, è difficile capire quale ne sia la funzionalità prevista. Si parla di secondo parco urbano dopo quello delle Cascine, ma tutto quello che il vicesindaco ha da esporre in merito è che sarà l’asse di collegamento fra il Parco dell’Acciaiolo e il Russel Newton. Mi pare francamente un po’ poco, e mi pare anche di vedere, più che un progetto organico per le necessità della cittadinanza, una punta di competizione per vincere il senso d’inferiorità nei confronti della vicina città capoluogo di provincia.
In effetti l’uso funzionale di quell’area è un problema che al momento non si pone, poiché l’intera superficie è in mano la Tribunale Fallimentare di Firenze e l’Amministrazione Comunale non può muoverci foglia. Ma allora non si capisce, se la prevenzione ad un’eventuale altra occupazione è l’uso funzionale, perché sia stato sgombrato prima che ogni qualsivoglia uso sia possibile. Altro mistero lasciato irrisolto dall’oratore protagonista della serata.
Ciliegina sulla torta (e mani avanti per non battere il naso) è l’affermazione secondo cui, se il parco (quando ci sarà, s’intende), non avrà successo la colpa sarà dei cittadini che non lo percepiranno come un bene loro. In altre parole, mi tufferò (forse) fra qualche anno ma intanto comincio a infilarmi i braccioli… e che in pace riposi la buona politica!

Dall’asse Acciaiolo Russel-Newton il discorso si sposta su un altro asse: quello fra la Piazza Matteotti e il nuovo centro Rogers. Qui è previsto un percorso pedonale che prevede la riqualificazione della Scandicci definita storica e, pare, non possa prescindere dalla riqualificazione di Piazza Togliatti: afferma, il nostro intrattenitore, che crescendo il livello generale la qualità urbana di quella piazza debba essere rivista (a sentirlo mi viene da pensare che vorrebbe rivederne anche il nome).
A questo punto si introduce il discorso della partecipazione dei cittadini nelle scelte urbanistiche, partecipazione che dovrebbe avere come elementi forti il mantenimento del mercato settimanale, degli esercizi commerciali e la conferma e tutela dei posti di sosta per le auto a servizio dei residenti e dell’intero tessuto cittadino. Pensa che il 2016 sia l’anno in cui far partire «la revisione della strategia con la partecipazione dei cittadini».
Nel lungo monologo viene ricordata la necessità di introdurre nuovi spazi verdi perché non ce ne sono lungo l’asse sognato per la città futura. In effetti è vero, il parco che c’era in Piazza della Resistenza non ha resistito alla cementificazione selvaggia ed è perito. Come i suoi pini marini che tanto facevano orrore al segretario di partito, ahimè!

Finito l’elenco dei desideri arriva la nota dolente di come realizzarli. L’Amministrazione non ha le risorse per provvedere e non può più fare affidamento sugli aiuti europei in quanto, la politica comunitaria, non ritiene più strategiche le riqualificazioni urbane.
Ammette che le forze economiche di cui il Comune può disporre non sono sufficienti nemmeno per le emergenze. Riguardo alle manutenzioni ordinarie lo scorso anno ha potuto investire zero risorse mentre, per quello in corso, la disponibilità è di circa 300.000 euro a fronte di un fabbisogno di circa 4-5milioni.
Per la realizzazione delle due rotatorie in testa alla Via 78° Reggimento Lupi di Toscana è stato necessario contrarre un mutuo di 500.000 euro.
Anche per quanto concerne il traffico, l’unico progetto esposto è il pensiero (ma non veniva prima il pensiero e poi il progetto?) di una revisione del piano-traffico da studiare in funzione dell’ipotesi di sviluppo della città. Tradotto dal politichese all’italiano corrente: per ora è tutto campato in aria!

Il Comune si aprirà dunque alla partecipazione interessata dei privati, ovvero altri project financing ma per l’intera serata questa locuzione anglosassone non viene mai pronunciata. Forse la citazione, dopo le note vicende con la Scandicci Centro srl, richiede una dose di coraggio che la seconda carica comunale non ha.
Il vicesindaco prosegue: parla del distributore abbandonato e di come l’Amministrazione abbia chiesto il permesso alla Q8, proprietaria dell’area, di intervenire per la riqualificazione. Lo racconta andandone orgoglioso, probabilmente senza rendersi conto che sta proponendo di spendere denaro pubblico per sanare una proprietà privata in stato di abbandono.
Ormai è lanciato. Parla della ex-Despar, una proprietà immobiliare di 4.000 metri quadrati che non trova collocazione sul mercato. Lo strumento urbanistico in vigore ne prevede la suddivisione in 2.500 mq. di commerciale e 1.500 di residenziale.
La colpa, anche questa volta, sarebbe di chi non investe in un mercato immobiliare saturo, oltretutto su un territorio amministrato da dei cementificatori che non vedono altra soluzione alla saturazione del mercato che costruire nuovi fabbricati. Il bello della genialità è non aver confini!
Il bello è anche che la stessa soluzione viene prospettata per il recupero dell’ex liceo Alberti: trasformarlo in appartamenti, ricavandone anche risorse economiche per altre attività.
A questo punto qualcuno avrebbe dovuto alzarsi e spiegare al vicesindaco che il discorso verte su un paese (Scandicci) la cui popolazione è attestata ormai da anni su cifre stabili e di abitazioni ce ne sono a sfare e di invendute.
Qualcuno dovrebbe anche dirgli che quel paese si trova in una nazione attanagliata da una crisi economica che costringe ogni giorno decine e decine di negozianti ad abbassare per sempre le loro serrande. Se pensa che la soluzione sia la cementificazione evidentemente ha sbagliato l’inquadratura del problema.

Ma finalmente il flusso oratorio del buon vice si interrompe e viene dato spazio agli interventi dei cittadini presenti. Le domande sono varie, spaziano dall’orario di chiusura dei cancelletti di alcuni giardinetti, all’aria per cani, promessa e mai realizzata. Alcune risposte sono fantasiose, al limite del divertente. L’area per cani, per esempio, non è stata realizzata perché dove volevano farla la Sovrintendenza ha espresso parere negativo. Forse bastava spostarla? Diteglielo voi per favore, a me scappa da ridere!
Altro giro altra corsa; altra domanda e altra risposta. Alla richiesta di spiegazioni sulla precaria funzionalità del sottopasso autostradale di Via Pisana ha risposto, ghignando un sorriso decentrato a destra di quello che ne sa sempre una più degli altri, che, furbamente, siccome non funziona non è stato preso in carico dal Comune. L’hanno preso in carico loro malgrado (e non solo in carico, purtroppo) invece i cittadini, che devono farci i conti con i disagi ogni volta che piove un po’ più forte. Qualcuno e più di una volta ci ha pure giocato alla barchetta con l’automobile. Ma a lui non interessa: non l’ha mica preso in carico il sottopasso!

Arrivano altre due domande, pertinenti rispettivamente allo sviluppo urbano e alle strategie di attuazione. La prima è come sia possibile proporre la costruzione di nuovi fabbricati come soluzione ad ogni problema: non otterrà nessun accenno di risposta.
La seconda è come pensa che sia possibile, nella realizzazione di importanti opere pubbliche, conciliare la partecipazione cittadina, che cercherà di conseguire il bene collettivo, con l’intervento dei privati che avranno come obiettivo, giustamente, il conseguimento di un utile economico privato. La risposta, stupefacente, è stata che è già successo con successo. Ovvero, sul territorio, tre imprenditori (Moranduzzo, Billy Matec e Ciatti) hanno venduto i loro capannoni ad altrettante realtà industriali (Gucci, Prada e Franco Vago) che daranno lavoro a centinaia di persone. Ecco, secondo lui, che l’interesse di venditori e compratori privati ha coinciso anche con l’interesse dei cittadini.
L’interlocutore, seduto in ultima fila, ha ribattuto pazientemente che nelle compravendite appena citate, atti di transazione tra privati, non era richiesto un percorso partecipativo dei cittadini che, al più, ne hanno subiti i potenziali lati positivi.
La perplessità riguarda invece opere pubbliche tipo il restauro di Piazza Togliatti, per il quale un percorso partecipativo c’è già stato (costo 39.000 euro di cui 32.000 stanziati dalla regione e 7.000 dal Comune) e dal quale è emerso che i cittadini vorrebbero solo la riqualificazione del verde, mentre tutti gli altri giocatori in campo spingono per un parcheggio sotterraneo (forse dettato dagli interessi degli investitori privati?). Tanto per capirsi su un esempio semplice e forse banale ma espandile, i cittadini vorrebbero mantenere i posti auto gratuiti mentre il privato (che interviene per sopperire alla mancanza di risorse pubbliche) vorrà posti auto a pagamento, come del resto è già successo intorno alla Piazza Resistenza (e come il vicesindaco dovrebbe sapere).
La risposta che arriva è sconcertante, e cioè che in altre realtà, (e qui gli è venuta la battuta stantia come le mattonelle di graniglia del pavimento: «senza fare nomi ma solo cognomi: I Gigli a Campi Bisenzio») le aree industriali sono state trasformate in commerciali, a Scandicci no. Fine della risposta. Immagino le nottate insonni dei presenti a cercare di capire cosa c’incastri il culo con le quarant’ore.

Arrivano altre domande, alcune molto interessanti, come quella su come pensano di far fronte alla riduzione di trasferimenti da parte dell’amministrazione centrale, in seguito alla riforma fiscale. Altri interventi sono andati invece completamente fuori tema: un tale sostiene l’inutilità degli spazi verdi mentre andrebbero sostenute le case del popolo che pagano undicimila euro all’anno di tasse al Comune e che sono stremate. Il signore mi è parso un po’ di parte e il suo intervento credo non meriti altro.

Spesso, agli interlocutori, il secondo cittadino rispondeva chiamandoli con il nome di battesimo. La sensazione che ne veniva fuori era quella di una riunione di famiglia, ma anche quella di una combriccola chiusa i cui membri si danno di gomito e si fanno da spalla, a danno e discapito di chi non ne fa parte.
Alcune domande erano delle lunghe palle lente, tirate dritte sul piede dell’oratore; per altre, apparentemente scomode, venivano accettate senza batter ciglio risposte vaghe, incomplete e tutt’altro che esaurienti.

A fare eccezione solo due tizi seduti in terza ed ultima fila. Uno di loro ha chiesto lumi sull’accertamento dell’Agenzia dell’Entrate. Il protagonista della serata, dopo una grattata di testa, ma forse si è trattato solo di una coincidenza ha informato i presenti che sono stati condivisi i contenuti di un potenziale accordo da formalizzare, ma non ha accennato a quali saranno i termini della transazione, solo che spera venga siglata entro il 31 dicembre dell’anno corrente.
Poi si è addentrato nel merito ma pare si tratti più di auspici che di certezze. Lo fa partendo da un distinguo fra imposta, sanzione e interessi. La prima, qualora dovesse essere pagata, sarà solo una partita di giro e ricadrà per intero sul privato coinvolto nel project financing. O almeno lo sarà per il momento (ma questo non lo dice), perché a quel soggetto privato, il soggetto pubblico (Comune) dovrà garantire l’utile stabilito. Si tratterà quindi, nella migliore delle ipotesi, di un cetriolo con ritorno al mittente. Ci sarebbe anche da chiedere perché, se si tratta di una sola partita di giro, non abbiano assoggettato la vendita ad Iva fin da subito.
E veniamo alla sanzione. Sempre a suo dire, non dovrà essere pagata perché il Comune avrebbe agito in buona fede. Buona fede? Eppure l’Amministrazione prima di procedere alla vendita aveva chiesto ed ottenuto tre pareri preventivi (Agenzia dell’Entrata, direzione generale di Roma e professionisti incaricati dalla stessa amministrazione), tutti concordi nell’affermare che quella transazione non poteva avvenire ad imposta di registro.
E per finire gli interessi: circa 370.000 euro che cadranno direttamente sulla collottola dei funzionari e dirigenti che hanno sbagliato. Ci vogliamo credere?

E per chiudere qualche altra perla della serata.
A una domanda specifica sulle politiche di sostegno per gli anziani risponde che la Misericordia di Scandicci costruirà nuova sede: confidiamo in lei.
Riguardo alla cementificazione selvaggia sostiene che è pleonastico parlare di verde come patrimonio comune e che bisogna digerire il principio di proprietà privata (poc’anzi parlavo, a ragion veduto, del cambiamento di nome della Piazza che ospita il mercato settimanale).
Se un signore è proprietario di un terreno e ci vuol costruire sopra un «Trony» di sei piani è libero di farlo in virtù di quel diritto reale (parole sue). Appello (mio) a tutti gli scandiccesi: se siete proprietari di un orticello sulle colline, in virtù della proprietà transitiva (e dell’eguaglianza fra cittadini) da domani potete tirarci su la villetta con il benestare del vicesindaco e senza chiedere il permesso all’Ufficio Urbanistica.
L’affermazione del vicesindaco, che se non sbaglio è anche assessore all’Urbanistica, merita una riflessione seria. L’urbanistica è quella disciplina che studia il territorio antropizzato e ha come scopo la progettazione dello spazio urbanizzato e la pianificazione organica delle sue modificazioni, compreso ogni intervento edificatorio, al fine di tutelare il patrimonio collettivo dagli interessi privati e personali (le aree verdi sono patrimonio collettivo a prescindere da chi ne sia il proprietario). Per questo, già dai lontani anni ’40, ogni comune d’Italia ha dovuto dotarsi di strumenti urbanistici che regolassero lo sfruttamento del suolo e, da allora, ogni intervento che riguardi il patrimonio immobiliare è soggetto ad autorizzazione da parte della Pubblica Amministrazione. Può darsi che io mi sbagli e che abbia ragione il nostro assessore nel sostenere che, chi è proprietario di un terreno, possa farci sopra quello che crede. Bene, ma allora ci spieghi quale ritiene che sia l’utilità di un assessorato all’urbanistica e dei relativi uffici con tanto di tronfi dirigenti.

Per quanto riguarda invece la costruzione dei tre palazzi per totali 7.500 mq. di residenziale e 1.200 di commerciale ha ammesso che c’è un problema di utilizzatori finali. Ma va? Non se n’era accorto nessuno!
E dopo la rispolverata di un Berlusconi d’annata con gli utilizzatori finali, per par condicio, ha riesumato il morto e sepolto Bersani, che, ve lo ricorderete, ha finto di voler fare l’accordo con i Cinque Stelle per far digerire il grande inciucio con Forza Italia.
Lo ha fatto in merito all’ampliamento della rete tramviaria verso la periferia ovest. Ebbene sì, non verrà realizzata, almeno a breve. Era solo un feticcio per far digerire l’indigesto inceneritore e l’altrettanto sgradito ampliamento dell’aeroporto. Non ci credevo nemmeno io, ma l’ha detto davvero!

In bocca al lupo amici di Scandicci!!