#Scandicci #SfiduciamoilPD #ProjectFinancing memorie di una parco scomparso

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di Roberto Giorgetti

PROLOGO

…Ordunque bambini, dov’eravate la notte di Capodanno? Forse al concerto dei Modena City Ramblers? Ebbene sappiate che…

…C’era una volta… <<UNA PIAZZA!>>, direte voi in coro, piccoli lettori. Eh no, nessuna piazza, bensì uno spiazzo!!.

Proprio così, c’era una volta un bello spiazzo verde in mezzo a tanti palazzi e nel quale, uomini coscienziosi, avevano realizzato un parco, di quelli con l’erba vera fatta a fili, quella che cresce da sola e poi va tagliata. C’erano le panchine e i vialetti, i pini e anche i fiori. Ma di questo ne parliamo fra un po’.

Adesso vi voglio raccontare una storia.

FAVOLA (VERA)

Un giorno, un paio di migliaia di giorni fa e forse anche di più, arrivarono degli uomini tutti grigi.

Grigi erano i loro vestiti in piega, i loro capelli aggiustati e anche le loro facce scorbutiche. Le macchine dalle quali scesero invece erano colorate di blu e sulle targhe c’era scritto “Ro-ma”, dove “Ro” stava per Capitale e “ma” per qualcosa che ora non mi viene la parola.

Altri uomini erano giunti a piedi da un palazzo lì vicino, un palazzo bruttino con le gabbiette per il freddo appese alle finestre.

Gli uomini arrivati in macchina e quelli arrivati a piedi si incontrarono. I primi parlarono seri. I secondi ascoltarono e mentre ascoltavano con la testa facevano su e giù… e ancora su e giù e su e giù… per dire sempre sì.

Poi andarono via tutti e arrivarono altri uomini ancora. Quest’ultimi, con le gambe dentro a pantaloni di velluto a coste larghe, si misero a scrutare di qua e di là e di nuovo di su e di giù e guardavano dentro un specie di imbuto, ricoperto di ruzzoline. Per giorni fecero girare quell’imbuto sopra un treppiede come fosse una trottola. Poi anche loro se ne andarono ma, prima di farlo, tracciarono dei segni e piantarono dei paletti.

Uomini che arrivavano e che poi andavano.

Ma c’erano altri uomini che avevano lavorato tanto e avrebbero voluto rimanere, seduti a riposare e ricordare.

C’erano anche tanti bambini. E anche loro volevano rimanere per continuare a giocare.

C’erano cuori ad aspettare frecce e che, nell’attesa, non sentivano nemmeno la fame… figuriamoci la voglia di tornare a chiudersi in casa.

C’erano gli uccellini che cinguettavano. E anche loro volevano restare.

C’erano cani che andavano via naso a terra e ogni tanto alzavano la gamba. L’alzavano ai tronchi dei pini che scrollavano gli aghi vecchi, sudavano ragia e regalavano pinoli ai bambini. Anche i cani e pini volevano rimanere.

Tutti volevano rimanere e volevano che rimanessero anche tutti gli altri. Insieme stavano bene. E tutti insieme, volevano che tutto rimanesse com’era, con il freddo dentro le gabbiette e gli uccellini liberi.

Perché lì stavano bene. Perché quello era il loro oasi verde, in mezzo a una deserto di cemento.

Abbiamo capito, direte voi, ma ora dicci cosa c’entra questo parco!

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Il parco c’entra bambini, o meglio, c’entrava, perché ora non c’entra più. Per lui non c’è più posto, gli hanno rubato tutto lo spazio.

Sono stati gli uomini grigi che, quando vennero, trovarono gli uomini stanchi a riposarsi e i bambini gioiosi a giocare; ma videro solo denaro. Incrociarono giovani in cerca di gioie e di delusioni; ma videro solo denaro. Uccellini, cani, erba e pini resero accogliente l’oasi durante quella breve visita ma loro, gli uomini grigi, non li notarono. Videro solo denaro.

E gli altri, mi chiederete voi, gli altri, quelli arrivati a piedi che alle finestre tengono appese le gabbiette per il freddo? Anche loro non videro niente, tranne gli uomini grigi. E non sentirono niente, tranne gli ordini degli uomini grigi.

<<Ma quali furono questi ordini?>>

Gli uomini grigi, vi ricordate, durante la loro visita vedevano denaro dappertutto e, tutto quel denaro, lo vollero anche se non c’era. Così ordinarono agli uomini che tengono il freddo in gabbia di raccoglierlo per loro. E così fu.

Per farlo ricorsero a quel vizietto di cui vi ho accennato nella favola precedente, quello che loro chiamano Project financing.

Cosa dite? <<Perché chiamano una roba italiana con un nome straniero?>>

Questo è un altro vizietto, lo fanno sempre bambini o, per lo meno, tutte le volte che invece di tutelare gli interessi collettivi si agitano per fare quello di uomini grigi. Hanno imparato da un loro amico che fu granduca e poi divenne imperatore. Ma è un’altra storia e ne parleremo, se lo vorrete, un’altra volta. Per il momento torniamo alla nostra favola (vera).

Gli uomini arrivati a piedi, che come vi dicevo firmano anche l’impossibile tanto non pagano loro, stipularono un contratto con una comunella costituita appositamente e della quale faceva parte anche la comunella che c’era già, l’unica che c’era anche prima.

Con questo contratto, gli uomini venuti a piedi, cedettero il nostro parco ad un prezzo di favore perché ci venisse costruito un centro civico.

Adesso il parco non c’è più e non c’è nemmeno il centro civico.

C’è invece una galleria commerciale e degli appartamenti, alcuni venduti a caro prezzo e altri vuoti perché a molti non servono e, coloro a cui servirebbero, non hanno i soldi per comprarli.

<<Ehi, guardate là, c’è una cascata che va all’insù!!!>>. Nooo bambini, quella non è una cascata e quella che vedete non è acqua.

Sono le lacrime, le lacrime della terra che ripensa a quando lei era un parco e ogni tanto, quando si ricorda degli abitanti di quel parco, si mette a piangere.

<<Però gli uccellini ci sono ancora!!!>>. Nooo bambini, quello che sentite è la cosa più meschina che io abbia mai dovuto ascoltare. Per arricchire gli uomini grigi sono state abbattute le casette degli uccellini che erano nelle chiome dei pini. E ora gli uccellini non ci sono più. Quello che sentite sono altoparlanti che, gli uomini scesi dal palazzo vicino, hanno acceso per fare gli indifferenti.

Epilogo

Gli uomini venuti da vicino, che non sono gli stessi che presero ordini dagli uomini grigi della favola ma, che nelle loro orme (e con le loro scarpe) continuano a camminare, non sono però riusciti a fare gli indifferenti.

Non ci sono riusciti per esempio, e nonostante l’amplificazione dei fischietti diffusi “on air” (cit.), con la Corte dei Conti, alla quale è venuto il dubbio che, una galleria commerciale, di finalità sociali ne abbia ben poche.

Da quel dubbio nasce un’ispezione che porterà gli investigatori negli uffici dell’appaltatore, presso la sede di Massa e Cozzile in provincia di Pistoia, e quello che ne è venuto fuori è sconcertante.

Il Comune di Scandicci, per ragioni ancora tutte da chiarire, emette le fatture per la cessione del parco in regime di esenzione IVA, regalando di fatto decine di migliaia di euro alla cooperativa edificatrice. Infatti, la futura vendita degli appartamenti sarebbe stata assoggettata ad Imposta di Registro, non compensabile con l’IVA, e, per questa ragione, l’IVA sull’acquisto del parco, se pagata, non sarebbe mai stata recuperata dal costruttore.

La stessa indagine porterà in seguito all’applicazione di una sanzione, mai riscossa, da parte dell’Agenzia delle Entrate per circa dieci milioni di euro. La sanzione, che ha lo scopo di rivalutare gli immobili realizzati nell’ambito di una mera operazione commerciale e finanziaria, viene comminata alla cooperativa.

Il guaio è che gli uomini venuti a piedi hanno firmato, oltre al rogito per la cessione del parco, un altro accordo che si basa, guarda caso, proprio sul principio del vizietto col nome straniero e cioè un Project financing. 

In virtù di quest’ultimo, la cooperativa Scandicci Centro (partecipata anche dalla famigerata cooperativa Unica) dovrà avere per forza di cose un utile che è stato stabilito nell’accordo stesso e che, guarda caso, coincide con la quantità di denaro che vedevano gli uomini grigi il giorno della loro visita.

Non è possibile, direte voi bambini che, oltre ad avere una mente razionale e logica, sapete che nell’economia di mercato (tanto sventolata ed ambita dai nostri governanti) il requisito di chi svolge un’attività d’impresa è l’assunzione del rischio. Ragion per cui nessuno può garantire ad un imprenditore la certezza di realizzare il guadagno prefigurato.

Giusto, ma solo in teoria. Infatti è qui che voi vi sbagliate ed è sempre qui che casca l’asino.

L’asino casca proprio inciampando in quell’accordo che obbliga il Comune, ovvero tutti noi cittadini, a reintegrare i guadagni del soggetto imprenditoriale qualora questi non fossero quelli ambiti. Multe comprese.

Ecco spiegato perché, anche se la sanzione è stata elevata alla cooperativa, il guaio è per tutti noi. Ed ecco spiegato anche perché questo vizietto l’hanno chiamato con due parole straniere.

Eh, facile col senno di poi, mi direte ancora voi. Questa volta è andata male e l’asino è cascato. Ma, se fosse andata bene, i cittadini avrebbero spartito gli utili con l’imprenditore; la cooperativa in questo caso.

Ehm ehm, bambini, io non so come fare a dirvelo, ma quegli uomini che tengono appese al davanzale le gabbiette con il freddo, quando hanno firmato quell’accordo, si sono impegnati ad accollare sui cittadini tutte le eventuali perdite ricaricate anche dell’utile garantito agli uomini grigi, ma hanno anche promesso a questi di lasciargli tutti i guadagni ulteriori se ci fossero stati.

In altre parole, in questo gioco d’azzardo chiamato Project financing, si scommette con i soldi del Popolo, al quale è concesso solo di perdere o, al massimo, di pareggiare; il soggetto privato invece può solo vincere. Alla faccia dell’economia di mercato!!

Come dice quel biondino con la maglietta rossa? Ah, che a lui sembra una cosa stupida. Anche a me sembra stupita… se fatta in buona fede.

E tu, bambina con le trecce e le lentiggini, cosa stavi dicendo? Ah, dici che non può essere, che non è giusto, i cittadini non possono pagare per un’operazione immobiliare, fatta da un privato, se questa non dà gli utili sperati: alla fine non sarà così. Brava bambina. Sapere che voi, generazione del futuro, avete pensieri giusti e razionali mi conforta.

Purtroppo però, una storia già successa ci racconta che la bambina con le trecce e le lentiggini ha torto e che le cose andranno proprio come ve le ho raccontate.

Era il lontano 2003 quando la giunta di allora, capitanata dal sindaco Doddoli e dal suo vice Gheri, affidò per ventinove anni la gestione dei servizi cimiteriali e l’ampliamento dei Campo Santi alla società Sant’Antonio (gruppo Baldassini & Tognozzi) con regolare bando di Project financing (capito ora perché lo chiamiamo vizietto?).

Sarà la maledizione dell’Acciaiolo, ma anche quella volta i ricavi vennero sovrastimati… o sottostimato il numero dei morti.

Sta di fatto che, per colpa di chi continuava a vivere con ostinazione e a dispetto degli accordi presi fra il Comune e la società di gestione, anche quella volta il rapporto fra i costi e i ricavi del vizietto non soddisfecero i parametri.

Come se questo non bastasse a far cascare l’asino, ci si misero anche alcuni ritardi nell’espropriazione dei terreni.

Sta di fatto che, fra i due soggetti stipulanti l’accordo, ne è nato un contenzioso che ha portato alla citazione in giudizio del Comune per la ragguardevole cifra di circa seicentosettantaquattromila euro.

A quel punto l’Amministrazione, divenuta a prima guida Gheri, si trova davanti ad un bivio: pagare una multa di quasi due milioni di euro o, in alternativa, adire al concordato in Camera di Commercio che porterà comunque una perdita (per le casse comunali) di settecentocinquantamila euro, da scontare con la rinuncia ad ogni ricavo sull’attività cimiteriale per tutta la durata della concessione.

Ma tutto ciò non basta ancora a soddisfare il vizietto. Così, nell’ultima seduta di Consiglio Comunale di quella legislatura, i giocatori prima di rientrare negli spogliatoi, fanno l’ultimo regalino alla tribuna: modificano il regolamento cimiteriale, inserendo una tassa di centoventi euro per inumare ogni salma e un’altra, ma di “soli” ottanta euro, per ogni esumazione. Totale, a carico dei cittadini, duecento euro a morto!

Ed ecco che, a beneficio del profitto privato, anche il diritto di morire in santa pace è stato violato trasformandolo in lusso.

Ma ci sarà un diritto che non venga violato dagli uomini che dirigono il palazzo con le gabbiette del freddo?

Certamente non il diritto d’accesso all’acqua, infatti…

Ma questa è un’altra storia. Ne riparleremo!