Non ce lo possiamo permettere

di Roberto Giorgetti

Sig. Fassina, ma le pare bello quello che ha detto? Ci rifletta. Le pare bello, dall’alto del suo mondo dorato di politico italiano, negare il reddito di cittadinanza a chi è più sfortunato di lei o più onesto di altri?
Sig. Fassina, da economista qual’è, non dovrebbe sfuggirle il fatto che le persone a cui oggi nega il diritto alla sussistenza, fino a ieri si sono spaccate la schiena anche per pagare i vostri lauti stipendi e tutte le rendite di posizione (legga privilegi) che vi siete dispensati senza ritegno alcuno. E se oggi sono rimasti indietro, è perché probabilmente neppure una goccia del loro sudore è sfuggita alle attenzioni della vostra indicibile avidità.
Sig. Fassina, Lei dice che il reddito di cittadinanza non ce lo possiamo permettere. Non è vero. Se fosse uscito per un attimo dalla rocca della sua arroganza e della sua saccenza, e avesse ascoltato i suoi colleghi del MoVimento 5 Stelle, saprebbe che la copertura c’è.
Basta volerlo. Basta saper fare due più due. Basta dir di no, una volta tanto,alle richieste di qulche potentucolo che vi tiene per le palle. Un inciso: ce le avete d’acciaio perché i potente ve le usano come maniglie?
Sig. Fassina, lei è un’economista. Io no. Io sono molto di più.
Io sono un cittadino qualunque, padre di famiglia che, come centinaia e migliaia di altri, ogni giorno deve inventarsi l’impossibile per tirare avanti nonostante i vostri disastri. Nonostante i continui bastoni che ci infilate fra le ruote. Nonostante…. nonostante voi!
E allora, sig. Fassina, glielo dico io cosa non ci possiamo più permettere. Non ci possiamo più permettere la vostra boria. Non ci possiamo più permettere il vostro servilismo strisciante verso chi vi tiene per i fili come foste marionette… peri fili perché mi sa tanto che di palle, battute a parte, ne avete ben poche. Non ci possiamo più permettere il vostro abuso di potere e il vostro tenore a cui non volete rinunciare. Non ci possiamo più permettere le lezioncine da chi ci ha spinto giù per il baratro e ora si propone come verginello salvatore della Patria. Non ci possiamo più permettere che qualcuno resti indietro, perché per risalire dal baratro in cui ci avete colpevolmente «precipitati», c’è bisogno di tutti. Non ci possiamo più permettere voi. Non vi dovete più permettere, voi, di depredare le ricchezze che non sono vostre. Non vi dovete più permettere. Ve ne dovete andare. Punto e basta.
Sig. Fassina, capisco che capire certe cose per un membro del Profondissima Destra (quali di fatto siete) non sia facile. Ci provi.
Sig. Fassina, venga a trovarci e ascolteremo le sue ragioni e le spiegheremo le nostre. Ci trova fra la gente. Venga sabato mattina al Mercato di Scandicci. Noi ci saremo, come ogni settimana. Ascoltiamo e parliamo con la gente. Venga e provi a farlo anche lei. Dalla conoscenza dei problemi delle gente ”comune”, di cui mi pare lei sappia niente, imparerebbe molto più di quanto le insegnino i suoi libri di economia. Accolga le richieste della gente invece di piegarsi agli ordini dei suoi padroni. Perché di padroni ne ha, non lo neghi.
L’aspettiamo. E già che c’è ne approfitti per dare un giorno di libertà agli uomini della sua scorta. Non ne avrà bisogno. Se sta fra la gente, con la gente e per la gente, da quella gente non avrà niente da temere. Sul contrario non metterei la mano sul fuoco.
A sabato sig. Fassina, ci vedremo in piazza. E sarà un piacere.