Messaggio di fine anno 2013 – S’io fossi il Presidente


di Roberto Giorgetti

Cittadine e cittadini italiani, siete gente forte e lavoratori con le spalle d’acciaio per davvero, non come le palle di chi millanta una tempra che non gli appartiene. Voi siete il popolo italiano, quel popolo che da sempre si distingue per ingegno e destrezza, sapienza e cultura. E che non ha mai mancato di dimostrarlo, nemmeno nei momenti più duri e difficili della nostra storia.
Siete gente forte, ma la vostra sana e robusta costituzione è messa a dura prova da un manipolo di parassiti che si nutrono del vostro sangue, si scaldano nel vostro corpo, si muovono sul vostro dorso. Scrollatevi!!
Scrollatevi, perché non meritate un Ministro dello Sviluppo Economico che, con i forconi nelle piazze, dice di comprendere la protesta ma di non avere inteso la proposta. Ministro, approfitto dell’occasione per ricordarle che è dovere della politica fare proposte e trovare soluzioni. Tralascio invece di ricordarle quali siano i costi della politica che dovrebbe proporre e risolvere ma che, in realtà, obbedisce e danneggia. Comunque la proposta che si alza chiara dalla piazza, caro Ministro, è che prima ce ne andiamo e meglio è, e voglio tranquillizzarla, non le è sfuggita per un suo limite intellettivo. E’ invece molto probabile che non abbia capito per via del muro. Non un muro fisico come quello che proprio lei fece costruire in Via Anelli, quando era sindaco di Padova. Parlo di un muro più spesso, più alto, più insormontabile, più fonoassorbente, più gommoso di qualsiasi muro fisico. Parlo del muro sociale eretto fra la casta, di cui entrambi facciamo parte, e il popolo. Un muro che impedisce a noi di vedere, di sentire, anche di minimamente percepire, i disagi, i bisogni, le pene delle gente normale. Vede Ministro, quando si buca una ruota della bicicletta, prima di agire di mastice e toppa sulla camera d’aria, si passa la mano dentro al copertone per rimuovere ciò che ha provocato il danno. Ministro siamo la causa del danno, siamo stati beccati col chiodo in mano e, mi dica sinceramente, lei si fiderebbe a far riparare la ruota a chi gliel’ha bucata? Ora le è chiara la proposta?
Chiedo scusa. Nella disgressione ho usato la televisione, la vostra televisione che sostenete economicamente pagando il canone, per una comunicazione personale a un ministro. Non avrei dovuto, è vero, ma è ben poca cosa in confronto a chi l’ha usata, e la usa, per mentirvi con la colpevole complicità di qualche giornalista che, addestrato da sapienti scenografi, vi mostra la falsa espressione da cane bastonato che, per niente al mondo, vi tradirebbe.
Scrollatevi, perché siete un popolo intelligente e meritate di essere governati da persone intelligenti e, perché no, oneste. Furbamente, per anni, politici con tutte le casacche si sono finti intelligenti e competenti. Ora ci sono le prove che furbizia e intelligenza sono qualità distinte e, non necessariamente, coabitanti nello stesso individuo: il furbo Gasparri, al quale va riconosciuta l’incapacità di fingere, “pecula” oggi e “pecula” domani, è finito sotto inchiesta “peculando” nella scodella del suo partito, piena di vostri soldi.
Scrollatevi, perché non meritate quello che si fingeva rottamatore e chi invece si è rilevato un rottamaio. E che da buon rottamaio raccatta e mette insieme un’anticaglia di uomini, intrallazzi e modus operandi politici, rivoltati (ma nemmeno troppo) come una volta faceva la nonna con gli abiti lisi, e rimessi sul banco, al mercatino delle chiacchere, come fossero uova fresche di giornata.
Scrollatevi, perché la giustizia è una cosa seria e non meritate un Guardasigilli a gettoni, soprattutto quando i gettoni non sono per tutti.
Scrollatevi! Non meritate di vivere in una Nazione che umilia e caccia via i cervelli di giovani studiosi ma compra, a suon di milioni, piedi e culi di calciatori e subrettine. Non lo meritate perché una nazione che fa questo non ha futuro. E non ha futuro una nazione derubata della propria capacità produttiva. La capacità di produrre beni e collocarli sul mercato è un patrimonio nazionale e non una proprietà privata dei padroni delle fabbriche. Sento il bisogno di una nuova disgressione. Non me ne voglia la Presidente della Camera per la parola colorita che mi è sfuggita. La vedo spesso, Presidente, inorridire per espressioni concesse anche ai bambini dell’oratorio. Mi verrebbe da chiederle dove ha vissuto finora, se non fosse che lo so. E proprio perché lo so, si guardi intorno e si scandalizzi per i fatti e non per le parole. Sono fiducioso che non le mancherà il materiale per farlo.
Ma in questo desolante mare di degrado morale, non posso esimermi dal fare un richiamo alla saggezza del Presidente del Consiglio il quale, preso atto della complessità del momento e della necessità di fare scelte anche difficili e tristi, ha detto che, se accontentasse tutti, per l’Italia sarebbe la banca rotta. E’ vero. Servono scelte immediate nell’interesse generale del popolo e mi conforta sapere che il Primo Ministro, anche se con scarsa lungimiranza, ha capito che deve smetterla di accontentare la brigata Bilderberg e la Merkel, i signori delle slot e la famiglia Rothschild, i costruttori di aerei da guerra e i perforatori di montagne, gli industriali dell’alterazione genetica e la BCE. E chi più ne ha più ne metta!
Scrollatevi! Scrollateveli di dosso ora o sarà troppo tardi. Siete i protagonisti e i figli dei protagonisti di un fenomeno che è stato definito Miracolo Economico, ma che di miracoloso ebbe solo la capacità del popolo italiano di rialzarsi, rimboccarsi le maniche e tirare la carretta anche su per l’erte più ripide, a volte messe lì dal destino, più spesso dall’avidità, dall’egocentrismo e dalla megalomania umana. E’ giunta l’ora di farlo di nuovo: rialzatevi!!
S’io fossi foco li arderei per voi, come ho fatto con le intercettazioni telefoniche, ma sono il Presidente e non posso farlo.
Rialzatevi! Scrollatevi! Voi siete un popolo capace e orgoglioso e ce la farete. Ma dovrete mettercela tutta, perché dall’altra parte, a resistervi, c’è un esercito fatto per lo più di nullafacenti, senza né arte né parte, che difenderà il proprio status con tutti i modi, prediligendo quelli scorretti, pur di rimanere sulle comode e redditizie poltrone.
Protestate, lottate ma attenti agli inutili sprechi di energie. Gli effetti e le conseguenze degli scioperi e delle manifestazioni, per quanto entrambe espressioni democratiche con cui esporre il dissenso e sfogare la rabbia, restano però tutti dalla parte vostra, rispetto al muro di cui parlavo poc’anzi al Ministro. Perderete stipendio, avrete disagi ulteriori e saranno tutti vostri. Del vostro dissenso non importa niente, e non subirà nessun disagio, chi veleggia beatamente in un mare dorato, rubandovi il futuro e la serenità.
Colpite duro e colpiteli nei loro affetti più cari: spegnete le loro televisioni e lasciate nelle edicole i loro giornali. Senza il controllo dell’informazione, senza la compiacenza e la complicità di giornalisti prezzolati, i loro giorni saranno contati e, con i loro, anche quelli delle potenti lobby, alle quali non fanno mai mancare la loro accondiscendenza.
Quando se andranno, vi chiedo di lasciarmi ancora per un giorno al mio posto. Lo userò per raccontarvi cosa ci siamo detti nelle telefonate che ho fatto cremare e, per rimanere su temi scottanti, vi dirò cose che non sapete sulla Terra dei Fuochi. Vi dirò perché ho dovuto accettare un secondo mandato e con quali argomenti mi hanno “convinto”.
Non lo farò per chiedervi indulgenza, non ne ho bisogno: il Presidente non è perseguibile per vilipendio del popolo. Lo farò per liberarmi di un macigno che mi chiude la bocca dello stomaco.
Cittadine e cittadini italiani, con queste parole e con gli auguri di cui avete un gran bisogno, mi congedo da voi.
Il Presidente.