Madonna che rumore c’è stasera!

Massimo con il liquido antigelo: aveva dentro un freddo tremendo!. Punto.
Antonio e Rosa nella loro auto. Punto.
Donato dal settimo piano e senza toccare né scale né ascensore. Punto.
Flavio in casa, a Casarza Ligure. Punto.
Imprenditore di Bagheria, pendolando da un nodo che pendolava da una corda che pendolava da un gancio. Punto.
Quarantacinquenne, poco prima delle quattordiciettrenta. Punto.
N.M., cinquantasei anni perché non aveva nulla da fare… né più nulla da perdere. Punto.
Giuseppe senza riprendersi la cenere dallo zerbino dell’Agenzia delle Entrate di Bologna. Punto.
Giovanni, il quattordici maggio, anche lui scherzando col fuoco. Punto.
Eddy il Pizzaiolo per una multa più grossa di lui; di tutta la sua bottega; di tutta la sua vita. Punto.
Commerciante di Bagno a Ripoli con la pistola e Fiorentino con il fucile; ma non prima di aver parlato a lungo con l’operatore del 113. Punto.
Non-Aveva-Con-Sé-I-Documenti, all’altezza della stazione di San Lazzaro di Savena. Punto.
Un Altro, all’ombra di un albero: la sua cassa integrazione era scaduta e con quella tutte le sue speranze di potercela ancora fare. Punto.
Stefano, banconista del bar di Via Veneto, per molti un martedì come un altro (per lui no; era l’ultimo). Punto.
Paolo Ieri…. e i figli ancora non sanno niente. Punto.
Disoccupato, il ventotto novembre nel magazzino della sua ex ditta. Punto.
Meccanico di Biciclette nel quartiere San Giovanni di Napoli. Punto.
Fabbro di Tivoli, è stato trovato intorno alle dieciettrenta. Punto.
A Sessantotto anni, nel suo ristorante di Riparbella. Punto.
F.S. di tuffo…, nel Tevere. Punto.
A Centocelle, dopo aver aperto a suo nome un conto corrente su cui i suoi aguzzini movimentavano un ingente flusso di denaro. Punto.
A Roselle, dopo aver chiuso con il lavoro e aperto la porta all’ufficiale giudiziario venuto con il fabbro e la Pantera della Polizia. Punto.
In Caserma, con la pistola d’ordinanza: ce n’è per tutti. Punto.
Consulente Aziendale di Riccione, su invito di Equitalia. Punto.
Gian Luca, fuso in un tutt’uno con la gommapiuma dei sedili della sua Kia Carnival, lungo l’argine del canale. Punto.
Pensionato: è al poligono di Via Tor di Quinto e ne approfitta. Punto.
Nel Bosco vicino a Brusasco dopo aver dato da mangiare ai suoi cani: forse avevano sentito ma non hanno potuto fare niente. Gli mancherà da morire, povere bestiole! Punto.
Gennaro, ceramista: oltre la spalletta del ponte c’era solo il vuoto… come oltre il suo cuore. Punto.
Nicola, lascia la moglie e tre figli ma non il lavoro: era stato quest’ultimo a lasciare lui già da mesi. Punto.
Il Trenta Aprile a Centocelle: l’ha trovato il fratello. Punto.
A.S.: gestiva un residence che ora non gestisce più nessuno. Punto.
Andrea, a Santa Croce sull’Arno. Punto.
Franco: in Sicilia è il secondo della settimana. Punto.

Un elenco, nulla di più. Casuale, senza logica alcuna.
Solo una piccola parte: tuffando nella cronaca ne tiri su a manciate piene.

Cronaca, nulla di più. A volte nemmeno un nome. A volte, se va bene, solo iniziali; a volte solo una ex-professione. Altre solo una data, come il 30/04 a Centocelle. Come se l’oggetto, il punto cruciale del fattaccio, non fosse chi va ma chi rimane: la routine interrotta da un evento inatteso che sciupa la vittima. La vittima si chiamava, per quel cronista, Trenta Aprile ed era di Centocelle. Fanculo di cuore cronista di merda!

Punti. Solo punti, nemmeno un accapo.

Episodi. Solo episodi isolati. Come fossero eruzioni di follia sciolte; temporali estivi che come arrivano se ne vanno: “non puoi farci niente, a volte capita e non c’è niente da star lì a capire”. Come se avvenissero in un mondo a sé stante, come una bolla di sapone che esplode per il solo effetto dell’aumento della pressione interna: il fuori non c’entra nulla, va assolto con formula piena. Avanti, circolare, non c’è niente da vedere.

Ma possibile che non ci sia niente da capire, niente da chiedersi? Eppure di questi temporali estivi non se ne erano mai visti tanti. Centinaia e centinaia di temporali estivi non valgono una bufera? Cosa sta succedendo al clima umano? Sicuri che non ci sia niente da capire, niente da vedere? Dove sta il confine fra temporali estivi e bufera?

Quanto dobbiamo aspettare perché sia riconosciuta la pericolosità di una struttura socio-economia che induce alla morte i propri membri in maniera epidemica?

Indietro. Solo rimasti indietro e nessuno che si è preso la briga di aspettarli.
Immagino il lavorio della mente i giorni prima del soffio sulla candela, ….la sera prima, ….la notte, ….l’ultimo ciao detto a qualcuno, ….l’ultima sigaretta, l’ultimo gesto abituale passato inosservato eppure così unico da essere irripetibile!, l’ultima carezza… l’avranno data a qualcuno un’ultima carezza!
Un lavorio che doveva fare un rumore infernale… e che nessuno ha sentito. Gli amici, i familiari, i colleghi, gli estranei incrociati per caso… tutti a sentire qualcos’altro. Tutti a rincorrere qualcos’altro.
E che frastuono, ci pensate, l’ultimo bacio dato alla moglie? Roba da spaccare i timpani! E l’ultimo bacio dato a un figlio…. una saetta di suono acuto capace di spaccare una montagna di granito che vortica su sé stessa, prigioniera dentro una scatolina d’osso!

Nessuno. Nessuno, con leggerezza, soffierebbe sulla fiammella dell’ultima candela accesa con l’unico fiammifero a disposizione. Dev’essere un rumore pazzesco, un rumore da dire “Madonna, che rumore c’è stasera!”. Possibile che nessuno là fuori senta niente?

Insignificanti. Per la politica, affaccendata a compiacere un sistema di poteri fuori di testa, sono degli zerovirgola percentualmente insignificanti: banali effetti collaterali di cui non vale nemmeno la pena soffermarsi a parlare.

Ogni tanto guardiamo anche indietro, tante volte ci fosse rimasto qualcuno.