L’Italia ai tempi della crisi

Dall’autunno del 2008 i regnanti d’Italia ce lo dicono e ce lo ridicono con tutti i mezzi possibili. Ce ne parlano come fosse arrivata con l’ineludibilità di una tempesta di sabbia in un deserto o di un uragano ai tropici: è la crisi economica, la più dura dal’29 ad oggi, per far fronte alla quale, poveretti, sono costretti a ordinare con dolore grandi sacrifici che a noi tocca fare. Cambia la crisi ma la logica è sempre la stessa, l’unica che loro paiono intendere: quella de “l’armiamoci e partite”.
Grazie alla ben congegnata rete di distribuzione di concetti precotti, che ha sostituito l’informazione, abbiamo finito per assimilarla, oltre che come evento inevitabile, anche con la convinzione di un dato di fatto certo e inopinabile, che non richiede verifiche ragionate e filtraggi nel setaccio della razionalità.

Ma sarà davvero così? Siamo veramente una Nazione in crisi o sotto sotto (ma nemmeno troppo) c’è altro?
Sotto sotto ci sono due cumuli di soldi, una collina e una montagna: la prima è il debito pubblico, oltre duemila miliardi in continua crescita; la seconda sono i risparmi degli italiani, oltre quattro volte più grande della prima.

La Collina è stata generata dagli sprechi scellerati e dalla disinvoltura nel farsi corrompere (e dalla conseguente necessità di un’economia parallela e sommersa) di cui i politici di destra e di sinistra, della prima come della seconda Repubblica, si sono sempre dimostrati straordinari campioni. Ma non paghi di ciò, e in attuazione di un piano preordinato anni addietro da poteri sovrannazionali, hanno imboccato la via dell’Euro.
La rinuncia alla sovranità monetaria ha fatto sì che l’onere per l’approvvigionamento della moneta sia passato dal mero costo tipografico al valore nominale, maggiorato degli interessi annui da corrispondere alla BCE e alle banche private. Un bell’affare per quest’ultime, ma anche un’impennata esponenziale, senza via di ritorno, per la crescita della Collina. E anche senza via di scampo per l’economia della Nazione che paga il proprio denaro più di quanto valga e che ha privatizzato il proprio credito (regalandolo all’economia finanziaria) mantenendo pubblico il debito.

La montagna, molto più nobilmente, è stata generata, granello dopo granello, dal sudore e dalle rinunce, dall’inventiva e dall’impegno di un intero popolo. I padroni della Terra impazziscono davanti alla Montagna, la punta della loro lingua scappa fuori, fantozianamente, dall’angolo della bocca puntando verso l’alto e, pur di metterci le mani sopra, farebbero carte false. Si servono invece di falsi uomini con le palle di cartone, attraverso i quali guidano la politica economica italiana. Innalzare volontariamente la Collina diventa funzionale alla credibilità della crisi; a sua volta la crisi diventa il lasciapassare per impossessarsi della Montagna.
Solo quando l’ultimo nostro centesimo entrerà nei loro forzieri, i padroni della Terra avranno pace.
Solo quando ci saremo liberati di una classe dirigente che ci svende ai padroni della Terra e ci deruba, noi avremo pace.

Non so cosa succederà. Quello che so per certo è che si deve ripartire con un’economia e con regole nuove, a misura di cittadino.
Ho dei pensieri sciolti e, non fosse mai che da un atomo di pessima idea nasca uno spunto per migliorare qualche ottima idea, provo a buttarli là.

Il primo settore in cui si è manifestata la crisi è stata l’edilizia. Ci sono due motivi: a) la diretta dipendenza dai mutui, concessi del potere finanziario che ha voluto la crisi; b) la saturazione del mercato immobiliare con un esubero di quattro milioni di alloggi.
La ripresa del settore non avverrà immettendo nuovi oggetti su un mercato saturo, ma potrebbe essere sospinta dalla saturazione stessa, fatta per lo più da edifici che sono dei veri e propri colabrodo energetici. Riqualificare, ricostruire e ridurre il patrimonio immobiliare dovranno essere le parole d’ordine nel futuro dell’edilizia. Riqualificare e ricostruire vuol dire impiego di manodopera in un ambito scarsamente meccanizzato e, a catena, pagamento di stipendi, circolazione di denaro, redistribuzione del potere d’acquisto a chi l’ha perduto. In altre parole economia che gira. Ma vuol dire anche impiego di materiali ecocompatibili e riciclabili prodotti prevalentemente in loco, a differenza dai combustibili che importiamo dall’estero (ma che in loco inquinano!) usati per climatizzare ambienti a forte dispersione termica. Ricostruire riducendo le volumetrie e, soprattutto, le superfici in esubero vorrebbe dire recupero di suolo, razionalizzazione degli spazi, ridimensionamento del carico urbanistico, rivitalizzazione della campagna. Riassumendo, l’esatto contrario della politica urbanistica dell’Amministrazione capitanata dal Sindaco Gheri, votata alla speculazione e allo spreco di suolo. Divagazione: a proposito Sindaco Gheri, quei portasciugamani a spigolo contundente messi nella Piazza di Rogers, non sarebbero stati più funzionali vicino alla batteria di bidet vaginali? Fine della divagazione.

Ricondurre il denaro alla sua funzione originaria. Il denaro non è nato per essere una merce ma per favorire lo scambio di beni e servizi, una sorta di fertilizzante dell’economia. Venderlo, in cambio di altro denaro chiamato interesse, ha generato un’economia parassita, chiamata finanziaria, che non produce nulla ma brucia ogni risultato conseguito dall’economia reale. Vendere denaro in cambio di altro denaro giova solo alla speculazione soffocando l’economia buona che dà pane e benessere.

Cambiare verso al gettito fiscale. Divagazione: so che renzi è una sciagura per l’Italia intera, ma quando un’associazione di idee me lo ricorda, mi viene da ridere. Maurizio Mordini aiutami!!! Dimmi cosa non va nella mia mente!!! Fine della divagazione.
Oggi paghiamo le imposte a uno Stato centrale guidato da omuncoli. Quando il denaro delle imposte arriva nelle casse del fisco, questi omuncoli ne rubano una buona parte, mentre un’altra parte la sprecano a tutto vantaggio di amici potenti. Ne rimangono delle briciole, sempre meno, che redistribuiscono ai cittadini contribuenti sotto forma di sevizi scadenti, direttamente o attraverso l’elargizione alle amministrazioni locali. Propongo di pagare le tasse in ambito locale, delegando nel contempo, e il più possibile, l’erogazione dei servizi alle amministrazioni sul territorio. Saranno quest’ultime, poi, a erogare allo Stato centrale lo stretto necessario per la gestione delle utilità indivisibili. I cittadini avrebbero un controllo più diretto sulle persone a cui hanno affidato i loro denari e da cui si aspettano un ritorno in servizi di qualità; allo stesso tempo sarebbe ridotta la quantità di denaro nelle mani delle istituzioni a loro più lontane. Ogni singolo contribuente avrebbe
la percezione diretta di essere derubato dal vicino evasore, mentre oggi evadere è oggetto di vanto.

Introduzione del reato di istigazione al suicidio per banchieri, funzionari dell’erario e cravattari generici. Restituirebbe la vista ai burocrati di Equitalia e dell’Agenzia delle Entrate che, ciecamente, estorcono a chi ha già dato il suo dovuto, esigono da chi non ha più niente, ma non vedono gli evasori veri (o li condonano come nel caso delle slot machine).
Nonostante l’enormità dell’evasione fiscale, Attilio Befera, lo sceriffo preposto a combatterla, viene premiato con uno stipendio grande come quello di due Obami messi insieme. Un operaio, che ottenesse i suoi risultati alla catena di montaggio, verrebbe licenziato per scarsa produttività, altro che premio produzione! Allora, io, mi sono convinto che quello sceriffo sia pagato così tanto per non guardare nella direzione dei veri evasori. Il fatto che persone per bene vengano colpite, e a volte uccise, dal fuoco di copertura che simula una lotta che non c’è all’evasione, è solo un effetto collaterale di cui nessuno si cura.

Ritorno alla sovranità monetaria con doppia moneta: a) una moneta nazionale, non comprata da una banca estera a un prezzo più alto del proprio valore nominale, ma stampata in proprio al costo della tipografia e messa in circolo dallo Stato (non da banche private)pagando stipendi e fornitori; b) una moneta locale (regionale?) emessa in ragione di una percentuale rispetto alla nazionale (30%?), che non sia depositabile in banca, che non sia convertibile e che non abbia corso di validità fuori dal comprensorio locale. Favorirebbe la filiera corta, il commercio a chilometri zero, l’economia locale, l’ambiente. A farne le spese la speculazione finanziaria e i sostenitori delle merci ad alta velocità.

A poter sognare, non mi farei mancare un parlamento che abbia almeno una Camera di tipo federale. C’è già? No, non c’è come la intendo io. Io vorrei almeno una Camera che rappresenti tutti i cittadini, non in base alla loro appartenenza geografica, bensì proporzionata al ruolo che hanno nella società. Mi piace pensare alla sostituzione di un parlamento che rappresenta solo se stesso, al limite le caste degli avvocati, dei giornalisti, dei banchieri e dei farabutti, con un Parlamento che sia la miniatura della Società Civile. Un Parlamento che rappresenti, nelle debite proporzioni, i disoccupati, gli operai, gli artigiani, i commercianti, gli studenti, i pensionati con la minima, chi suda, chi rischia, chi fatica tutti i giorni, gli ammalati, i disabili, il terzo settore e… perché no e finalmente, … gli onesti che torneranno di moda.