La Pace dei Popoli – Intervento in consiglio comunale

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Sig. Sindaco, signori Assessori, sig. Presidente, signori consiglieri, concittadini.

Chiediamo pochi minuti di tempo per condividere una riflessione sul tema della pace proposta dall’Amico Roberto e che il Movimento ha fatto propria nella sua ultima riunione.

Niente, da parte nostra, contro l’approvazione dell’Ordine del Giorno sul riconoscimento del diritto internazionale alla pace. Ci mancherebbe!
Niente, se non lo spavento.

Lo spavento che possa essere il solito modo che la politica ha di candeggiarsi la coscienza per, poi, poter lasciare che le cose siano. Che gli eventi vadano.

Niente, se non lo spavento di essere nel tempo sbagliato.

Noi vorremmo essere oltre, vorremmo non vivere il tempo in cui il diritto alla pace abbia bisogno di essere internazionalmente riconosciuto ma quello in cui venga universalmente rispettato.

Da tutti. Da chi ha ragione e da chi ha torto, sapendo che nessun uomo è così onnisciente da detenere il monopolio della prima e nessun popolo può avere colpe così grandi da meritare lo strazio di una guerra.
Uomini e popoli.
Manipoli di uomini potenti da una parte, che le guerre le decidono per i loro interessi, e popoli dall’altra che le subiscono, uscendone immancabilmente sconfitti perché l’unico loro interesse è la pace: ogni popolo trascinato in guerra ha già perso nel momento stesso in cui questo avviene.

La guerra è distruzione, orrore e dolore. È perdita di speranze, di linea dell’orizzonte, di affetti, di genitori e di figli. È disperazione cosmica e senza fondo.
Non può esistere al Mondo un solo giustificato motivo perché un bambino debba crescere orfano o perché un genitore abbia a piangere un figlio dilaniato da una mina.

La guerra, ogni guerra, è generatore di odio, di violenza e di vendetta in una spirale senza controllo, senza limiti e senza recinti.
E senza esclusione di colpi. Prendiamone atto, piaccia o non piaccia.

Il terrore è panico senza via di fuga e la guerra è terrore e terrorista è chiunque generi terrore: che lo faccia con la potenza della tecnologia più moderna e becera o con la fionda.

La guerra è tutto questo; tutto il resto è inganno.

È inganno, anche solo pensare che delle armi vengano sguainate per missioni di pace perché con le armi si fa la guerra e la guerra è l’antitesi della pace.
È inganno parlare di bombe intelligenti quando l’argomento sarebbe “I cretini che le tirano”, chiunque essi siano.
È inganno credere che il terrore negli occhi di un bambino sia inversamente proporzionale alla distanza che l’ordigno ha percorso prima di colpire la sua casa, la sua scuola, i suoi fratelli e sorelle, i suoi compagni e i suoi genitori. Prima di menomare le sue gambe, le sue braccia e bruciare i suoi occhi e tutto il suo futuro.
È inganno far credere che chi si fa esplodere insieme alla sua cintura o al suo zainetto sia più folle di chi, uscito da un summit in un palazzo luccicante di cristalli, ordina di premere un pulsante. L’unica differenza fra loro sono i mezzi a disposizione e il livello di disperazione intima.
È inganno credere che il dolore per le ferite e per la morte sia proporzionale alla ricchezza dello Stato in cui viene provato. Il dolore è dolore e non conta niente quale sia la religione professata; chi ci sia al governo in quel momento; da chi e come sia stato eletto o nominato o quale tesoro ci sia nascosto nel sottosuolo di quella Nazione.
Sono inganno i “perbenisti” benpensanti che vogliono creare un discrimine per legittimare gli uni e delegittimare gli altri sulla base dei mezzi usati per l’offesa: la guerra o la si ripudia e si ritengono illegittimi tutti gli strumenti per combatterla o si prende atto che ogni parte in causa userà tutti quelli che ha a disposizione. Piaccia o non piaccia, sia politicamente conveniente riconoscerlo o meno. Tutto il resto è ipocrisia.
Ed è inganno, puro inganno, negare che il dialogo sia la strada per il conseguimento della pace nel Mondo. Anzi!, noi crediamo convintamente che sia l’unica via percorribile, l’unica sensata, l’unica Via Umana alla serena convivenza fra i popoli.

Fermiamoci, fermiamoci un attimo e cogliamo l’occasione per riappropriarsi, tutti noi, questa sera, della lucidità di analisi ripartendo dal significato vero delle parole e dalla realtà dei fatti. Non lasciamo più che l’inganno ci risucchi verso la deriva della ragione.
Fermiamoci e facciamoci delle domande, buona abitudine che forse abbiamo trascurato dando per scontati dei luoghi comuni che ci vengono propinati.

Chiediamoci cosa sia il dialogo.
A noi piace pensare che il dialogo sia l’esposizione delle proprie ragioni e l’ascolto delle altrui convinzioni. E non crediamo di sbagliarci.
Il dialogo è il mettersi nei panni dell’altro, di colui che tanto ci piace chiamare “il diverso”. Ma diverso da chi?, e diverso da cosa? Abbiamo l’umiltà di chiedercelo e la sincerità nel rispondersi.
Il dialogo è il confronto per la ricerca del bene condiviso. E forse, l’unico, ad avere torto è chi ha la convinzione di conoscere l’intera ricetta perché ognuno ne conosce solo una parte.
Il dialogo non è il surrogato ma l’alternativa alla violenza.

Fermiamoci e chiediamoci a quale livello sia l’errore.
Chi deride al dialogo è perché pensa che la proposta sia imporre con le parole quello che viene imposto con le armi.
Noi invece pensiamo che non si debba imporre niente a nessuno e che nessun popolo venga sfruttato o debba soccombere ad interessi che gli sono estranei.
Noi pensiamo che ogni popolo abbia, oltre al sacrosanto diritto alla pace, anche il diritto all’autodeterminazione.

Per questo possiamo permetterci di confidare nel dialogo.

Prima ci siamo posti molte domande e poi ci siamo dati il tempo di risponderci.

È fatta questa riflessione che esprimiamo il nostro no convinto:

Ad ogni forma di guerra e sopraffazione;
Alle missioni di pace fatte con le armi;
All’acquisto degli F35 ed ogni altro tipo di armamento;
Alla produzione di armi sul territorio italiano;
Alla fornitura di armi a chicchessia;

Siamo invece favorevoli:
A ritirare immediatamente le nostre truppe inviate in missioni di guerra e non di pace;
All’uscita immediata dalla NATO;
Ad un disarmo totale unilaterale.

Non più guerre non più armi non più violenza.

Non in Nostro nome!