La dispensa è vuota

 

di Valerio Bencini

 

Siamo alla frutta, anzi all’amaro. O forse abbiamo già bevuto anche quello. Manca solo il conto.
Colgo l’occasione delle manovre necessarie per coprire l’abolizione della seconda rata dell’IMU sulla prima casa per constatare che siamo veramente arrivati alla fine. Al conto.
Ed anche all’orario di chiusura: il ristorante Italia chiude.
Ma la triste impressione è che la dispensa non sarebbe vuota. Mi viene in mente la dispensa della caserma militare dove facevo il servizio di leva quarant’anni fa: la mattina si riempiva di primizie, fragole, ciliegie, carne fresca. Ma alla mensa arrivava un rancio insipido, carne dura e congelata. E non era un mistero, tutti sapevano che la dispensa veniva depredata sistematicamente in ordine gerarchico dal colonnello al sergente.
Il ristorante Italia funziona allo stesso modo: la dispensa non è vuota come sembrerebbe a prima impressione. La dispensa è vuota dopo essere stata depredata sistematicamente da tutta la classe politica e dirigente. E tutti continuano a pretendere le ciliege quando la truppa mangia pane raffermo.
Ed i provvedimenti presi per coprire il gettito per l’abolizione della seconda rata IMU sulla prima casa ne sono la testimonianza: nessuno ha rinunciato ad una ciliegia. Si aumentano le misure degli acconti IRES, per far slittare al 2015 l’ennesimo aumento delle accise sulla benzina (ad oggi il carico fiscale sulla benzina supera il 57% del prezzo alla pompa).
Ed il TFR ai dipendenti pubblici pagato dopo 12 mesi. Misure che spostano solo il problema al prossimo anno, saranno problemi di chi ci sarà. Ma le ciliegie le vogliono tutte.
Ed in perfetto stile thriller finale a sorpresa, mentre scrivo, venerdì 29 novembre, siamo in attesa di vedere ufficializzate in Gazzetta Ufficiale le decisioni trapelate sinora solo come indiscrezioni.
E tutto quanto in barba allo statuto del contribuente che prevede che le norme fiscali abbiamo almeno 60 giorni di tempo per entrare in vigore: la seconda rata degli acconti IRES scade il 30 novembre (2 dicembre per slittamento domenicale) e la seconda rata IMU scade il 16 dicembre. Ma chi se ne frega, i contribuenti ed i loro commercialisti faranno nottata a fare disfare e rifare i calcoli. E se sbagliano al limite pagheranno le sanzioni.
Ed eccoci al conto da pagare: viene la voglia di non pagarlo, di protestare con il gestore.
Ma all’ingresso ci hanno già chiesto la carta di credito: hanno i nostri depositi, hanno i nostri risparmi, hanno le nostre case.
Non abbiamo scampo.
O forse si.
#ol3!