Intervento sulla mozione di sgombero dei ROM dall’area ex CNR

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** Consiglio Comunale del 27 ottobre 2014 **
** Intervento sulla mozione di sgombero dei ROM dall’area ex CNR**

Signor Sindaco, Signori Assessori e Consiglieri, Concittadini la mozione presentata va ben oltre il problema di ordine pubblico o dell’effettuazione o meno dello sgombero dell’area. E’ un problema ben più ampio che richiama temi etici e riguarda l’accoglienza, la tolleranza, la comprensione la condivisione e le regole di civile convivenza.
Abbiamo cercato un approccio ragionato al problema, cercando di evitare facili soluzioni che spostano e non risolvono il problema.

In primo luogo ci siamo documentati su chi siano questi generalmente chiamati Zingari, abbiamo appreso o approfondito che si tratta di tre popoli distinti, i Rom, i Sinti ed i Camminanti, ed hanno culture usi e tradizioni diverse, e la loro presenza nei paesi europei è consolidata da almeno 600 anni.
Non è questa la sede e quindi lasciamo l’approfondimento della conoscenza di questi popoli alla discrezione personale, ma è un approfondimento individuale è importante ed auspicabile in quanto la conoscenza del problema è l’unico primo passo percorribile verso la sua soluzione.

La posizione condivisa su questo problema che andiamo ad illustrare è quella a cui siamo pervenuti dopo ampio dibattito e sintesi delle diverse visioni individuali.

Per analizzare il problema siamo partiti da due princìpi fondamentali per il movimento:

– l’assoluto rispetto della legislazione vigente (salvo ovviamente la libertà di critica e di modifica nell’ambito degli strumenti costituzionalmente previsti)
– il motto “NESSUNO DEVE RIMANERE INDIETRO”.

Partendo da questi princìpi affermiamo senza nessun dubbio che:

Noi cittadini elettori, attivisti ed eletti del Movimento 5 stelle siamo contro ad ogni forma di discriminazione razziale, religiosa o sessuale e sosteniamo le convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani ed in particolare:
la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948),
la Convenzione di Ginevra sui rifugiati (1951) ed il Protocollo del 1967,
la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965),
il Trattato internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (1966),
la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (1976),
la Convenzione contro la tortura ed altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti (1984),
la Dichiarazione sul diritto allo sviluppo (1986),
la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (1979), la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989),
la Convenzione internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei loro familiari (1990).

A livello di normativa Comunitaria e Nazionale ci riconosciamo nella Risoluzione del Parlamento europeo n. 2010/2276-INI del 9 marzo 2011 sulla strategia dell’UE per l’inclusione dei Rom, e nella Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo n. 173/2011 “Quadro dell’UE per le strategie Nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020”

In Italia le direttive comunitarie di cui al dispositivo 173/2011 sono state recepite nel documento “strategia nazionale d’inclusione dei ROM, dei SINTI e dei Camminanti”
Con delibera 128/2013 la Regione Toscana ha istituito il Tavolo dei ROM e Sinti in ossequio alla direttiva UE 173/2011 che però al momento non pare produrre risultati.

Questo il quadro normativo in cui ci muoviamo ed al quale intendiamo attenerci.

Veniamo alla questione locale.
Per inquadrare meglio il problema abbiamo ricercato nei documenti comunali ed abbiamo reperito quanto segue:

In data 6 novembre 2013 è stata Protocollata una richiesta in cui i rappresentanti dell’associazione nazionale ROM chiedevano al Sindaco Simone Gheri il rispetto della normativa vigente, la sospensione dello sgombero coattivo, l’apertura di un tavolo di confronto.

Leggo il documento, poco più di una pagina al fine fine di dare voce agli assenti:

Documento richiesta di sospensione sgombero r convocazione tavolo ministeriale

A completare il quadro delle informazioni citiamo anche l’intervista rilasciata nel programma Tv “Presa Diretta” dal titolo “Caccia agli zingari” (facilmente reperibile in rete) da Paolo Ciani della comunità Sant’Egidio, esperto delle problematiche dei gruppi Rom e Sinti, il quale, intervistato dal giornalista Iacona rispetto al problema della devianza minorile presso i nomadi, usa queste parole:
“C’è un lassismo da parte della nostra cultura e delle nostre istituzioni rispetto a questo, ritengo che esista un razzismo nei confronti dei rom, nel bene e nel male, cioè noi li facciamo vivere in luoghi non degni di vita e tolleriamo che nei campi succedano cose come queste.
Dov’è il problema in Italia? Il problema è nei campi, perché nei campi c’è degrado sociale, e quindi c’è devianza, che è legata alle condizioni di vita.
[…] Vivendo in una sorta di discarica la devianza esiste. […] Il villaggio e il campo non possono esser la risposta abitativa per tutta la vita. Sono una risposta all’emergenza e l’emergenza non può durare tutta la vita”.

Quindi il problema è difficile, di non facile soluzione viste le scarse risorse Comunali. Ma anche se, in ipotesi, le casse comunali fossero ridondanti, non sarebbe sufficiente la semplice costruzione di una struttura d’accoglienza. Il problema vero è l’accoglienza nella comunità, non la creazione di una struttura.

Prendiamo atto della esasperazione che il problema crea e spinge a soluzioni ed affermazioni che definire drastiche è un eufemismo. Anche le nostre discussioni sul tema sono state animate, l’argomento è molto sentito e sensibile, e questo intervento, fa molte sfaccettature, raccoglie il pensiero condiviso dalla maggioranza.

Il problema si pone quando il fenomeno non è governato, così come si pone il problema dell’immigrazione quando questo non è governato ed il non governo di questi problemi genera tensioni sociali e fenomeni di razzismo.

Il problema è stato subliminalmente (o forse anche cognitivamente) ignorato anche dalle amministrazioni locali in genere, le quali, anziché avviare dei processi chiari, con regole certe, con controlli pressanti, hanno preferito allontanare il problema, emarginarlo in campi periferici, autorizzati o tollerati, non parlandone, ed affrontandolo solo quando salgono le proteste dei cittadini e si pone come problema di civile convivenza.

Penso che pochi, noi per primi, in questo Consiglio, conoscano le reale portata del problema Scandiccese, di quante famiglie si parli, di quali etnie, se il problema riguarda solo l’ex CNR e l’accampamento tollerato in via Charta 77 o vi siano altri insediamenti, se vi siano stati sviluppi dopo la richiesta del 6 novembre 2013 appena letta.

Approfittiamo di questa discussione per chiedere al Sindaco o all’assessore Ndiaye, che pensiamo comunque lo avrebbero fatto, di relazionarci in questa in merito alla portata del problema, al rischio igienico sanitario, al rischio abitativo di quella struttura, ad eventuali sviluppi. Ascolteremo con interesse.

In ogni caso, comunque, noi riteniamo che l’unica soluzione sia la conoscenza, l’informazione e la condivisione del problema con la cittadinanza. Il problema va ben oltre i provvedimenti amministrativi. La Cittadinanza che come comunità è l’unica di fatto ad essere responsabile del problema di accoglienza ed integrazione che si pone, l’unica che, nel rispetto delle leggi vigenti, è deputata a decidere.

L’unica soluzione per noi è avviare un percorso partecipato con il coinvolgimento dei cittadini di Scandicci, della comunità nomade e dell’Amministrazione, nel tentativo di trovare una soluzione che riesca a metter d’accordo tutti, o alla peggio, scontenti il minor numero di persone possibile. E questo non è il solito generico e taumaturgico richiamo alla partecipazione come panacea di tutti i malesseri, ma un accorato appello che rivolgiamo a tutti, Sindaco, Giunta, Consiglieri, Cittadini e noi per primi, a documentarsi ed apprendere le potenzialità e le tecniche dei processi partecipativi, che nulla hanno a che vedere con vocianti dispute davanti ad agitate assemblee cittadine.

Esistono decine di strumenti di partecipazione diversi, alcuni indicati per gestire situazioni potenzialmente conflittuali; non si tratta di far altro che decidersi ad adoperarli. Nel nostro programma auspicavamo il recepimento e l’attuazione degli strumenti partecipativi previsti dalle Legge Regionale 46/2013 ed anche un ufficio comunale per la partecipazione. Partecipazione parola che riempie la bocca e la pagine di carta ma che difficilmente si vede attuata su problemi cruciali. Ecco noi riteniamo che questo sarebbe un tema su cui un processo partecipativo professionalmente ed abilmente condotto potrebbe dare risultati sorprendenti.

Una piccola ricerca in rete con le chiavi “processo partecipato partecipativo nomadi” vi farà notare che tale strada è stata percorsa a Carpi, a Roma, a Bologna ed in tanti altri contesti. Troverete anche testi interessanti della Professoressa Marianella Sclavi, una dei massimi esperti in Europa in processi partecipativi.

Alla luce di queste premesse riteniamo che gli sgomberi coatti degli insediamenti abitativi che non prevedano soluzioni alternative non siano accettabili, ne sotto il profilo pratico né sotto il profilo giuridico.
Ed tuttavia ugualmente inaccettabile che si tollerino ghettizzazioni in locali non idonei a rischio sanitario ed infortunistico.
Quando diciamo che nessuno deve rimanere indietro, intendiamo dire che nel disagio sociale tutti devono avere la possibilità di una via d’uscita, italiani e persone appartenenti a qualunque altra etnia.
E’ ovvio sottolineare che questo non deve generare nessuna zona franca. Diritti e doveri, per tutti, con ovvio rispetto di tutte leggi dello Stato Italiano da parte di tutti. Indistintamente.

E per questo sollecitiamo l’amministrazione a prendere quanto prima tutti i provvedimenti necessari a mettere in sicurezza quei cittadini che, di qualunque etnia siano, vivono in questo stato di degrado e pericolo. Ed a mettere in atto tutte le misure necessarie sollecitando le forze dell’ordine, i preposti alla sorveglianza sanitaria, gli assistenti sociali al fine di ricondurre sotto controllo il fenomeno e limitare i fenomeni di delinquenza e l’attrito sociale. Il fenomeno ovviamente riguarda anche i Comuni limitrofi e quindi mi auguro sarà argomento di attualità nei prossimi Consigli metropolitani.
Qualora nel frattempo, a livello del nostro Comune o a livello di Città Metropolitana, si aprisse quanto meno un tavolo di confronto e dialogo con rappresentanti dei Rom, dei Sinti, e/o di altre etnie, magari propedeutico a predisporre un processo partecipativo, annunciamo fin d’ora la nostra volontà a prendervi parte.

Per quanto riguarda la mozione all’Ordine del giorno di questo Consiglio, così come formulata, non può fare altro che raccogliere il nostro voto contrario.

 

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