Il pensiero è come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.

Il pensiero è come l'oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare
 In questi giorni si leggono articoli e discussioni sui social scandiccesi per un susseguirsi di fatti di cronaca:
  • Una rissa fra ragazzi proprio sotto il comune
  • Il comune imbrattato di vernice spray
  • Un giovane rapinato in pieno giorno
  • Il ritorno di abitanti nella tendopoli del CNR

E sui social ovviamente imperversano le giuste lamentele ma anche le conclusioni ovvie e strumentali.
Il malessere di quanto sopra viene sempre ricondotto alla presenza dei Rom e degli extracomunitari,  al problema dei flussi migratori, ai mancati controlli, ai vigili urbani che latitano, al Sindaco che non se ne occupa,
ai Carabinieri che non hanno mezzi.
Il risentimento e lo sfogo dei cittadini è sacrosanto, le richieste di maggiori controlli assolutamente legittime, è doveroso fare il possibile, ma il problema è più ampio e varca i confini italiani.Provo, senza la pretesa di riuscirci, ad alzare lo sguardo, ad inquadrare il problema dall’alto.
Poniamoci alcune domande:Chi è che governa politicamente l’Italia?
Renzi? Ma figuriamoci, assolutamente no!
Allora è forse la Merkel che governa non solo l’Italia ma che influenza tutta l’Europa?
Ma no, anche Lei non è così potente, non può decidere niente.
Obama? Il Nobel per la pace a suon di bombe? Ma no è anche lui un burattino.

Chi governa nei singoli stati, in Europa e nel mondo intero è il neoliberismo.

E’ la grande finanza che governa il destino del mondo.
Sapevate che  meno dell’1% della popolazione adulta del pianeta possiede il 44% del patrimonio globale?
E che il 94,5% delle risorse è nelle mani del 20% della popolazione adulta? (rapporto del Credit Suisse dal titolo Global Wealth)
Avete capito?
Il 20% detiene il 94,5 della ricchezza.
l’ 80% detiene il   6,5 della ricchezza.

In Europa, zona ricca e benestante per definizione la situazione è questa:  (Oxfamitalia.org)

 

grafico distribuzione ricchezza in europa

 

Si vede dal grafico che in Europa il 10% della popolazione detiene il 69% della ricchezza dell’Unione, e che il 40% più povero di spartisce l’1% della ricchezza.

In Italia e nel mondo crescono le disuguaglianze. Il divario tra ricchi e poveri nei 34 paesi dell’area Ocse non è mai stato così alto, lo denuncia il segretario generale dell’OCSE, lo spagnolo Angel Gurria, nel corso della presentazione del rapporto 2014 a Parigi. Il 10% più ricco della popolazione dell’area Ocse ha un reddito di 9,6 volte superiore al 10% piu’ povero. Tale «forbice» era di 7,1 volte negli anni Ottanta e di 9,6 volte adesso.

Ed ecco qua che la parte più ricca della popolazione dagli anni 80 ha aumentato in modo incredibile la propria ricchezza e continua a farlo nonostante la crisi ed il peggiorare delle condizioni economiche.

E com’è possibile che questo controllo sia mantenuto e le classi più povere non si ribellino?

Nel nuovo neoliberismo il capitalismo non controlla più la classe operaia attraverso il lavoro, ma attraverso gli strumenti finanziari.

Il controllo dei cittadini avviene con alcuni strumenti:

  • Il debito
  • I media
  • La sicurezza
  • La rappresentanza

L’indebitato.
“Il debito ci controlla”. Ha un potere morale su di noi e ci porta senso di  responsabilità e colpa. La colpa di essere in debito (solo per il fatto di consumare) e la responsabilità di ripagarlo (impoverendosi ulteriormente). È una forma della precarietà perché questa corsa continua genera lavoratori precari, pronti ad accettare qualunque cosa (ad ogni condizione) per rimanere in Vita. La produzione capitalista ha cambiato dimensione abbandonando la ricerca del profitto (sfruttamento industriale) per una più comoda attesa della Rendita (sfruttamento della Vita). Ed ecco allora che si assiste al fenomeno della delocalizzazione: la fabbrica come bene capitalista non esiste più. Non ha più importanza dove si produce: lo si fa nei paesi a più basso costo in una corsa la ribasso del costo di produzione che lascia una scia vittime. Il capitale finanzia la creazione di nuove imprese nei paesi più poveri, ricevendo indietro, oltre il capitale investito e la remunerazione finanziaria, prodotti ad un costo bassissimo.
E questo porta alla precarizzazione anche nel nostro paese con evidenti provvedimenti tesi a garantire flessibilità in uscita e minori diritti ai lavoratori.
Il credito al consumo che fino a qualche tempo fa nel nostro paese era sconosciuto ha creato e sta creando un esercito di schiavi  pronti a qualsiasi cosa pur di non perdere il lavoro e, quando succede, inesorabilmente si genera disperazione che talvolta spinge al suicidio.
In nome del debito pubblico si sta smantellando lo stato sociale, si sta stravolgendo la costituzione, si sta privatizzando il paese.

Il mediatizzato.
Siamo al 74° posto nel mondo per libertà di informazione. Nell’ultimo anno abbiamo perso 24 posizioni. Ma non ci manca la comunicazione, ne abbiamo anche troppa.  Nel magmafurioso della comunicazione, che scorre ormai in ogni luogo e ad ogni ora, manca la qualità e l’obiettività. Spesso l’informazione stravolge la notizia, omettendo fatti collaterali che servono ad inquadrare il problema per farne un uso strumentale. E’ evidente il fatto dello sciopero dei custodi del Colosseo: ha generato indignazione ed è stato additato come vergogna e prodotto un immediato decreto legge che inserisce i musei fra i servizi essenziali limitando così i diritti dei lavoratori.
Si è omesso di dire che lo sciopero era stato comunicato con il dovuto preavviso alla Soprintendenza. Nessuno ha pensato che forse una certa responsabilità nell’avvisare i turisti fosse da ricercare li dentro. Non si è parlato delle riduzioni del personale e dei mancati pagamenti degli straordinari. O meglio: qualche voce si è alzata (meno male) ma è stata travolta dal troppo vociare, spenta in questo mare di informazione di regime.
Di regime, perchè è evidente a chiunque l’assoluta mancanza di imparzialità in RAI e nei giornali che, finanziati pubblicamente dal sistema, vi sono ovviamente asserviti.

Il securizzato.
Abbiamo bisogno di sicurezza. La mancanza di sicurezza genera ansia e convoglia le frustrazioni verso un bisogno sentito come primario.  Siamo sempre molto attenti ai moniti contro le attività illecite ma allo stesso modo siamo attivi nell’individuarle, magari generando mostri da banali sospetti o luoghi comuni. Questo contribuisce a creare un regime diffuso di paura dove assumiamo continuamente il ruolo di vittime e carnefici. La paura è un tratto fondamentale della nostra esistenza che si riaggancia alla necessità di rivendicare nuova sicurezza producendo la richiesta di una società fondamentalmente militarizzata (non solo nelle uniformi ma anche nelle coscienze sociali). Ultimamente questa necessità si rivolge agli immigrati senza distinzione, profughi, rom, stranieri in genere presenti nel nostro territorio. E guardando al dito e non alla luna, aiutati da una informazione che ci spinge in questa direzione, ecco che questi soggetti sono la fonte di tutti i mali: generano insicurezza, rubano, sporcano, rubano i posti di lavoro, hanno causato la crisi e quindi in fondo sono la causa di tutti i mali, della disoccupazione, della Legge Fornero, del Job Act , della crisi degli alloggi e delle case popolari che toccano a loro anzichè agli italiani.
E questo stato di necessità di sicurezza è tenuto sapientemente in piedi con organici insufficienti alle forze di polizia e carabinieri, che operano con mezzi limitati e con  scarsa operatività. Si fa notare che i soldi per comperare gli F35 ci sono e nessun partito o politico ha mai rinunciato a qualcosa per il bene della collettività.
(salvo il MoVimento 5 stelle ed i suoi parlamentari ma questi, per i mediatizzati, sono matti e gridano)

Il rappresentato.
La figura del rappresentato riunisce in sé le figure dell’indebitato, del mediatizzato e del securizzato, e ne riassume  il risultato finale. Il rappresentato agisce in una società mediatizzata che svuota la partecipazione di ogni intelligenza creativa, manipolando l’assoggettamento al debito ed alla paura. È solo un individuo alienato. Non partecipa in alcun modo alla vita politica e decisionale confida che  questo o quel politico possa lenire i suoi problemi, guardandosi bene dal ribellarsi o dal cambiare il suo voto.  Rassegnandosi ad una grigia esistenza convoglia la sua frustrazione nel becero sfogatoio che il web ci regala facendolo sembrare uno spazio libero: Facebook. E concentrandosi nell’apparire ed assumendo posizioni conflittuali e di schieramento,  in realtà non è produttivo di nessun tipo cambiamento, anzi, contribuisce al frastuono mediatico che stempera ogni giusta istanza.

Ed allora, rimettendo i piedi per terra e tornando alle problematiche paesane, penso che non si vada da nessuna parte se si guarda solo al piccolo problema contingente e non ci si impegna a cambiare il quadro generale.

Quello che è auspicabile è un risveglio delle coscienze che portino la gente alla partecipazione, a parlare, a condividere i problemi del proprio vicino di casa, a tornare ad essere una comunità. Superare il muro dell’indifferenza e farsi carico dei problemi. Lottare, organizzarsi, condividere, partecipare. Uscire di casa, dedicare parte del proprio tempo alla collettività. Ascoltare. Agire. Informarsi liberamente.
Una rivoluzione culturale dentro di noi è possibile. Il mondo, il suo governo, l’azione politica è dei cittadini.
Un piccolo passo fatto da ognuno può ribaltare il mondo.

Il pensiero è come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.