I comitati cittadini: l’humus della democrazia

Lo scorso giovedì abbiamo partecipato ad un incontro al Circolo Arci di San Giusto avente a tema l’area intorno alla Caserma Gonzaga. Questa area interessa il quartiere scandiccese di San Giusto ed il quartiere 4 fiorentino. Da tempo dei comitati cittadini sono impegnati a trovare una soluzione urbanistica che consenta di rendere questa zona una risorsa fruibile dai cittadini, che possa essere un’occasione per riqualificare l’area valorizzandone il verde e l’uso sociale.
Quest’area è già stata oggetto di un percorso partecipativo chiamato “Non case ma città 2.0“. Un percorso partecipativo che è stato disatteso prima di compiere il primo passo per metterlo in atto, tanto che l’ordine degli architetti si è ritirato dalla giuria del bandoche ne è derivato, ritenendolo non conforme alle indicazioni ricevute dal percorso partecipativo.
La riunione è stata indetta dai comitati cittadini a seguito della notizia di una richiesta di insediamento nella zona di un centro commerciale Leroy Merlin, che ha già acquistato l’area e presentato il progetto al Comune di Scandicci.
La sale era piena, presenti tanti cittadini ed i rappresentanti delle forze politiche scandiccesi e dell’Amministrazione. La serata è stata introdotta con slide che hanno evidenziato le criticità della zona, i problemi di traffico e viabilità, hanno evidenziato con grafici ed immagini quale sarebbe stato l’intervento e sottolineato i nuovi problemi di viabilità e congestione conseguenti la creazione di un così grosso centro commerciale in un tessuto urbano già complicato.
L’amministrazione, presente nelle persone del Vice Sindaco Giorgi e dell’assessore al traffico Anichini hanno detto che ancora il piano urbanistico non è definitivo e che ci sono spazi per vedere, modificare… etc…. etc….
Da quando siamo presenti come forza politica sul territorio Scandiccese abbiamo fatto notare all’amministrazione come in realtà i cittadini non conoscano il piano urbanistico. Vediamo facce stupite quando appendiamo al nostro gazebo i rendering con il nuovo palazzo che chiuderà Piazza della Resistenza e degli altri 7 palazzi che sorgeranno nell’area davanti alle poste. Anche in occasione del nuovo piano urbanistico è pur vero che sono state organizzate assemblee pubbliche per illustrare le criticità del piano (è un percorso previsto dalla Legge) ma da qui a dire che il piano è frutto di un percorso partecipativo ce ne vuole.
Quando fu presentato il percorso partecipativo “Non case ma città 2.0” ebbi a dire in una assemblea tenutasi al quartiere 4 che al massimo poteva chiamarsi un percorso di ascolto e non certo un percorso partecipativo, in quanto mancante della fase progettuale, a cui veniva dedicata solo una mattina. Inoltre i percorsi partecipativi, nel nostro modo di interpretarli, devono essere vincolanti per l’amministrazione, la quale deve avere l’obbligo di impegnarsi per attuarli, salvo motivare compiutamente le eventuali motivazioni che ne impediscono la realizzazione.
Quando si pose l’ipotesi di fare una moschea nell’area della Caserma Gonzaga, il Sindaco Fallani ebbe un bella sponda che gli ha consentito di non prendere una posizione ne merito: ebbe a dire che la moschea non si doveva fare perchè si doveva rispettare il percorso partecipativo.
Allora ci aspettiamo che questa posizione venga mantenuta fermamente anche in questa occasione:

  • che venga stoppata la progettualità internazionale sancita dal Bando perchè non conforme agli esiti del percorso (come ha fatto con coerenza l’Ordine degli Architetti
  • che venga fermata ogni ipotesi di utilizzo di quell’area che non tenga conto della volontà raccolta dai comitati cittadini.

La serata è stata interessante per la competenza e le argomentazioni dei relatori: i cittadini sono una risorsa e devono sempre essere consultati.
Nello statuto di Roma la settimana scorsa sono stati inseriti importanti strumenti di democrazia diretta come il bilancio partecipativo, il referendum propositivo accanto a quello consultivo e abrogativo, la sperimentazione di tecnologie telematiche o informatiche per il voto dei referendum, l’abrogazione dei quorum sempre negli stessi.
I cittadini devono essere sempre interpellati al massimo delle possibilità, Con l’abolizione dei quartieri nelle città più piccole, si è creato uno scollegamento fra l’amministrazione ed i cittadini. Nel programma del M5S per Scandicci prevediamo la introduzione di “Consulte dei cittadini”, uno strumento non oneroso che consenta di ripristinare funzionalmente quel filo interrotto fra amministrazione e quartieri.
Quando siamo entrati in Consiglio Comunale siamo rimasti esterrefatti nel sentire l’ex assessore Matulli, politico di navigata esperienza, dire in merito alle scelte politiche che si devono fare in politica che ….” andare a chiedere ai cittadini cosa vogliono? Questa è prostituzione politica”. Ipse dixit.
Noi invece vogliamo che il cittadino torni ad impadronirsi degli spazi politici che gli sono stati sottratti da questo consociativismo politico, vogliamo che torni ad essere il soggetto partecipante in modo attivo alle decisioni sul proprio territorio e sul proprio futuro.
Ognuno diventi sindaco del suo metro quadrato, della sua casa, del suo quartiere, della sua vita.