Ho sognato una donna

E’ iniziato con un vento leggero, quasi impercettibile, che poi, diventato più forte, le strappa via anche i vestiti di dosso. Ma lei resta in piedi, guarda il mare e si riscalda con quel poco di sole che c’è.
E’ alta e slanciata. A guardarla è impossibile non farsi sfuggire un sorriso, ma quello che più di ogni altra cosa coglie della bellezza del suo corpo, è che sembra fatto apposta per compiacere i gusti di ogni uomo.
Sui lineamenti del suo viso e sulle forme del suo corpo il tempo è passato con passi lievi e senza farsi sentire.
I segni che porta, perché ne porta, sono quelli della trasandatezza e quelli lasciati dagli uomini che l’hanno avuta.

La donna, affondando i piedi nella sabbia, mantiene il portamento di una modella in passerella e si avvia verso il mare.
Il sorvegliante della spiaggia, che appollaiato sul trono d’avvistamento con un occhio dorme e con l’altro sonnecchia, sa, ma lascia che lei vada verso il suo destino.
Adesso la donna ha il corpo immerso nel Mediterraneo fino al collo, tiene la testa alta e lascia che l’acqua l’accarezzi sotto al mento guardando verso Ovest.

Poi succede. Il mare, lentamente, prende a smuoversi di un moto innaturale e le nuvole coprono il sole.
Dal mare arrivano strani suoni. Le nuvole sempre più dense e scure si abbassano.
Un branco di squali inizia a girarle intorno in cerchi sempre più stretti e teste di caimano spuntano dalla superficie con le fauci aperte. Ridicoli droni a batteria con le sembianze umanoidi le ronzano intorno e dall’alto le nuvole grigie e solidificate le premono la testa verso l’abisso.

Il sorvegliante della spiaggia ora dorme anche con l’altro occhio.

Tutto insieme arriva un gran chiasso. Arriva dalla gente che capisce, che si rende conto, che si allarma. Qualcuno urla, qualcuno grida “facciamo qualcosa” e da qualcun altro scappano delle esclamazioni colorite. Ma niente panico. Corrono, alcuni si tuffano, altri stanno pronti per dar mano dalla riva.

Quel gran chiasso mi coinvolge, mi strattona, mi sveglia e quasi cado dal divano. Il buio della stanza è offeso solo dalla luce azzurrescente della televisione rimasta accesa.
Mi stropiccio gli occhi; sul monitor ci sono uomini tutti uguali che parlano tutt’insieme. Sono tutti seduti dietro un banco di plexiglass retroilluminato. In capotavola siede un moderatore che non modera e all’occorrenza istiga. Tutti, appeddente sotto al mento, hanno un guinzaglio: inutile surrogato della personalità che non hanno e marcatore dell’appartenenza a un padrone.

Parlano di lei: della gente del mio sogno. Sono tutti maledettamente maleducati ma non gridano. Loro alzano la voce per coprirsi l’un l’altro in un crescendo esponenziale di disturbo sonoro. Ma non gridano mica!
Mi rendo conto che il contendere non sta nell’esplicitare un’opinione, al limite cercare di farla prevalere sulle altre. No!, perché tutti stanno difendendo la stessa identica posizione, tutti stanno dicendo la stessa cosa. Evidentemente la gara è solo a chi la dice più forte.
E più forte che possono, fino al rendersi ridicoli, rigando specchi insaponati, condannano senza appello il deplorevole comportamento di chi si è prodigato nel salvataggio della donna del sogno.
Strillano «vergogna!!»…ma senza urlare: s’intende. -“Vergogna!, che avete corso alzando la polvere, invece di camminare lentamente, un piede via l’altro.” -“Vergogna!, che vi siete tuffati senza chiedere il permesso alla mamma e non erano nemmeno passate due ore dalla merenda.” -“Vergogna!, che entrando in acqua avete schizzato disturbando la noncuranza dei bagnanti, cristosanto!” -“Vergogna!, vi siete avvicinati alla donna senza mostrare il certificato di buona condotta: siete tutti potenziali stupratori!
E che orrore!, alcuni non avevano la barba fatta, ad altri non si leggeva la marca sul costumino. Per non parlare poi di quello che ha urlato «moviamoci cazzo!» senza scandire la “U”: a lui dieci frustate per vilipendio della lingua. E di quell’altro, ne vogliamo parlare, che si è indebitamente impossessato di un salvagente da lanciare alla donna e, per farlo, ha pure rotto un cordino a sigillo, minchiaaaa!!!.

Non c’è più decoro, viviamo in totale assenza di senso civico. Ci mancava solo che qualcuno salisse sul tetto di una barca e il mio sogno sarebbe stato da corte marziale.
Della donna no, non parlano: non è affar loro il suo corpo straordinariamente bello abbandonato ai morsi interessati degli squali e dei caimani; non sono affar loro i suoi sentimenti canzonati dai droni a batteria; non è affar loro la sua mente fatta del sapere di arti, di cultura e di antichi mestieri, schiacciata dal cumulonembo grande come un continente che le spinge giù la testa.
Inutili strablateranti del nulla, io premo il tasto off: offinito di ascoltarvi!
Scelgo di essere libero: sorto e vo a riveder le stelle.