Anno 2062, dal libro di storia di mio nipote

ANNO 2062, DAL LIBRO DI STORIA DI MIO NIPOTE

1.0 – IL CONNIVENTISMO

1.1 – Definizione.

A cavallo fra il secondo e il terzo millennio, la Repubblica Italiana visse il periodo più cupo e triste della sua storia. Conosciuto all’epoca come Seconda Repubblica, oggi noto come Conniventismo, fu caratterizzato da equilibri e patti di potere generati da interessi personali o di casta. A farne le spese non furono solo i cittadini: valori come l’etica, la morale e l’onestà furono completamente svuotati di ogni significato.
La connivenza, eletta a sistema, coinvolse tutto: lo Stato con le Mafie; la politica con il potere bancario; i partiti di governo con i colleghi all’opposizione; le istituzioni con gli appaltatori; i governanti con i produttori di armi.

All’apice del Conniventismo accaddero eventi prima di allora impensabili. Dalle “telefonate” che si incenerivano fra le mani delle prime cariche dello Stato a sindaci di destra che si candidavano come leader della sinistra. Dal desiderio di perforare montagne piene d’amianto nell’interesse di appalti inutili, alla benedizione di terremoti nell’interesse di costruttori senza scrupoli. In quel periodo fu introdotta la tassa del “Tetto sulla Testa” per ricolmare voragini fatte da banchieri disonesti e sacrificato lo stato sociale per comprare aerei bombaroli incapaci di volare. Molti comici rimasero senza lavoro perché la satira politica, nonostante tutta la fantasia che profusero nel loro mestiere, era sempre diversi passi indietro rispetto alla realtà.
Pratica tipica che caratterizzò il periodo, fu quella di cambiare il significato delle parole allo scopo di imbonire e intontire la popolazione e, al tempo stesso, compiere scempi sociali in piena tranquillità. Alcuni esempi: le guerre furono chiamate missioni di pace nell’interesse dei produttori di armi e del fanatismo infantil-guerrafondaio di qualche ministro; i tumorifici presero a chiamarli termovalorizzatori; l’espropriazione indebita di capitali bastò chiamarla finanziamento pubblico per raggirare un manifesto volere del popolo; il furto, se compiuto in giacca e cravatta, prese il nome di distrazione. L’opposizione, impegnata a difendere i valori democratici e la Costituzione, divenne ostruzionismo nel tentativo di raggirare le tutele democratiche. La stessa connivenza cambiò nome per chiamarsi larghe intese.

1.2 – L’origine.

Ufficialmente nato dalle ceneri della Prima Repubblica, il Conniventismo ne fu in realtà la naturale prosecuzione elevandone alla massima potenza gli aspetti negativi più nefasti, primo fra tutti la corruzione. Fu proprio dalle indagini sulla corruzione, iniziate per via giudiziaria (come si conviene in democrazia sulla base della separazione dei poteri) e archiviate per via politica (come si conviene nei regimi) che si decretò il passaggio dalla prima alla seconda fase nella storia contemporanea della Repubblica Italiana.
A condizionare l’orientamento politico che si andava formando in quel periodo di transizione contribuirono alcune stragi, compiute in trasferta, da organizzazioni di stampo mafioso. Queste, ingenerando bisogno di sicurezza nell’opinione pubblica, abilitarono a funzioni di governo il partito nato dalle ceneri del fascismo e, nel contempo, diedero un aiuto fattivo all’affermazione di un governo di destra, guidato da un uomo forte. Da quell’uomo e da quel governo ebbe origine il periodo che stiamo trattando e che portò la Nazione, nei venti anni successivi, al totale tracollo.

1.3 – Struttura politica.

In quegli anni l’intera struttura politica ruotò intorno ad un solo uomo, ai suoi interessi e anche ai suoi vizi che, sotto certi aspetti, rasentavano la follia. Fu lucido invece nello scegliersi i collaboratori, prevalentemente nani (di statura morale) e puttane, votati tanto al cieco servilismo strisciante quanto poco dotati di intelletto e di amor proprio, così che riuscì a fargli sostenere posizioni che nessun normodotato avrebbe mai fatto sue.

Questa scelta, unita al potere economico e mediatico con cui comprava e ricattava gli avversari, alla totale assenza di remore morali e a una naturale propensione ad adattarsi a suo pro le leggi –salvo violarle nei casi in cui questo non gli fosse possibile- lo rese incontrastato dominatore dello scenario politico italiano per tutto il ventennio del Conniventismo. Caratteristica saliente fu la scomparsa totale della meritocrazia dalla politica, ormai praticata solo da mestieranti incompetenti, possibilmente ricattabili e quindi controllabili, nominati dalle segreterie dei partiti e completamente disinteressati ai problemi della società civile della quale non avrebbero mai più fatto parte e, dalla quale, non erano stati eletti. L’uso della meritocrazia scomparve quasi totalmente anche dalle nomine in posizioni di rilievo, sostituita dal nepotismo a dalle raccomandazioni.
Il dominio dello scenario avvenne quasi sempre in modo diretto, ma non mancarono periodi in cui il potere, sempre sotto il totale controllo del vero “padrone del vapore”, venne subappaltato al partito d’opposizione. Partito del quale ne rilevò prima le quote di maggioranza, infiltrandovi uomini di massima fiducia, per poi annetterlo al partito di sua creazione.

Sul finire, lo scranno del governo fu affidato per tre volte in amministrazione controllata a persone ritenute di sua fiducia. La prima a un signore di una certa età che in precedenza aveva dimostrato grandi doti di cinica obbedienza, difendendo gli interessi di grossi gruppi bancari internazionali. In cambio, quest’ultimo, chiese solo di potersi recare frequentemente in Germania per viaggi istituzionali, potendo così incontrare, senza doversi giustificare con la moglie, una signora dall’aspetto di uno scoglio con la parrucca bionda e di cui era perdutamente innamorato. Quando la fiducia in questo signore venne meno, sul podio del governo fu fatto sedere il nipote di uno dei lacchè più affidabili. La scelta ricadde su di lui perché oltre che nullafacente e nullatenente, era anche nullapensante.

“Cancellati” politicamente e definitivamente i primi due Presidenti del Consiglio “in conto terzi”, per trovare il successivo fu necessario ricorrere ad una persona che avesse l’ambizione del primo, il servilismo del secondo e una naturale propensione a mentire spudoratamente e senza nessuna remora a smentire sé stesso su ogni posizione precedentemente sostenuta, qualunque essa fosse. Smentirsi costantemente e su tutto fu l’unica coerenza della sua linea politica. E lo fece, senza ritegno e senza vergogna, con ghigno altezzoso e insolente.

1.4 – L’economia.

Già provata da una conduzione dilettantistica, quando servile, per il tutto il periodo del Conniventismo, l’economia della Nazione subì il colpo di grazia definitivo dal governo guidato dal terzo presidente controfigurante.
Nonostante la propaganda enfatizzasse la promessa di aumentare gli stipendi più bassi, il potere d’acquisto della massa dei cittadini si assottigliava di giorno in giorno. Ad aumentare furono solo il numero dei poveri e le ricchezze di un numero esiguo di privilegiati. La stagnazione economica si tramutò rapidamente in emorragia di posti di lavoro e sfruttamento delle condizioni di chi un lavoro ancora l’aveva. Chiusero molti negozi e le attività produttive rimaste aperte furono, per lo più, trafugate all’estero.

I cittadini vilipesi, sfruttati, tassati e tartassati fino oltre il limite di ogni possibile sopportazione, si unirono allora in un Movimento che contrastasse i partiti coesi in un’unica casta che aveva il solo scopo di difendere i propri assurdi privilegi e gli interessi di pochi: la stessa casta che li aveva fatti sprofondare nel periodo più buio nella storia della Repubblica.

Il nascente MoVimento di Cittadini, contrariamente a quanto visto fino a quel momento, si distinse per la libertà che aveva nel fare l’interesse dei cittadini, non dipendendo da poteri forti a cui dover render conto e non avendo al suo interno persone con un passato tale da renderle manovrabili e ricattabili.

1.5 – La caduta.

Enormi nuvole di polvere si alzarono dalle macerie dell’intera Nazione oscurando il cielo. I rotori di coda frullavano l’aria senza coprire il rumore mono-battito dei motori a turbina. Le scariche elettriche aprivano e chiudevano le comunicazione radio con cui i piloti cercavano convulsamente di evitare di collidere fra loro. Per i meno fortunati -o meno potenti- ci furono le solite auto con autista palestrato e lampi di luce blu sul tetto. Solo il suono delle sirene era diverso e passò dall’esprimere arroganza al richiedere una via di fuga improbabile, che solo la paura poteva far credere possibile. Infatti non ebbero scampo. Catturati dal popolo appena tornato sovrano, furono accomodati in centri di accoglienza temporanea in attesa del processo sulle pubbliche piazze.

Poi, finalmente, depositata la polvere e dipanate le rotte convulse dei fuggiaschi,
tutti fuori a riveder le stelle.