“AMICO MIO…”

amicomio
PROLOGO 1
L’amore è cieco, non discuto. Anzi, lo confermo!
L’amicizia invece no, ci vede bene e vede anche i difetti per poi tollerarli e accettarli. Nell’amicizia tutt’al più di cieco può esserci la fiducia.
Io per esempio ho fiducia cieca e stima sconfinata per un amico di Acerra. Ciò non toglie che non veda il suo (credo unico) difetto: è convinto che i tutti i verbi siano transitivi.
È per tanto normale sentirlo dire “adesso decido: o lo telefono o la scrivo per e-mail”. Una volta che era incazzato come una biscia, riferendosi al soggetto-causa della sua alterazione, lo sentii dire “se mi passa a tiro lo sparo”.
PROLOGO 2
Non ne fo una pulita!
SUCCESSO OGGI.
Nonostante abiti sull’uscio della campagna di tanto in tanto, seppur di malavoglia, vado col mio cane a fare la passeggiatina ai giardinetti pubblici perché possa incontrare altri simili con cui socializzare e giocare. Voglio bene al mio cane e capisco l’immensa pena che dev’essere avere a che fare esclusivamente con gli ominidi.
Questo pomeriggio ho visto venirmi incontro dalla parte opposta del parco un signore con un canino grosso come una cispa del mio. Era ancora abbastanza lontano ma percepivo chiara la sensazione che venisse volutamente verso di me. Mi è sembrato subito strano che volesse far giocare insieme i nostri cani, vista la loro differenza di stazza. Infatti puntava a me!
Quando siamo arrivati relativamente vicini ho visto che sorrideva guardandomi dritto in faccia. L’ho messo a fuoco alla meglio con la mia vista da miope tendente al presbite e, lui, con doppia sequenza di scatti fulminei e ravvicinati ha abbassato il mento per poi tornare a guardarmi sorridendo ancora più di prima. Quel segnale, nel linguaggio gestuale, era chiarissimo: voleva dire “avvicinati” ed era rivolto a me.
Quel signore, più vecchio di me, ma non da poter essere mio padre, lo avevo incontrato altre volte. Pasticci è un paesone e non ci conosciamo tutti, questo è vero, ma le facce dei suoi abitanti, prima o poi, ti passano tutte davanti agli occhi. E’ una cittadina nata come satellite di Parvenze, il capoluogo di provincia dove molti si recano a lavoro e incontrarsi sui mezzi pubblici è la cosa più naturale del mondo.
Torniamo a noi. Ho fatto un rapido riepilogo delle volte precedenti in cui i percorsi di quel tizio e miei si erano incrociati, concludendo che se qualche volta siamo andati oltre il “buongiorno e buonasera” non ne ho conservato il ricordo.
Quando ci siamo trovati faccia a faccia ha esordito dicendo che questa mattina mi ha visto. Il suo sorriso allora è diventato un risolino che mi è sembrato innaturale, la parlata ha assunto una cadenza paterna e il tono è passato a quello della lezioncina. Ho aspettato; mi sono sforzato di rimanere neutro in attesa di capire dove volesse andare a parare.
Ha detto che mi ha visto al gazebo dei “Cinque Stelle”; ha detto che le idee buone sono teorie ma la realtà poi è un’altra cosa.
In quel momento deve essermi sovvenuto alla mente l’amico di Acerra perché ricordo nitidamente di aver pensato “ora lo sputo”.
Poi ho pensato all’amica Silvana. Una volta le dissi che, davanti a coloro che la pensano diversamente da lei, doveva sforzarsi di ascoltare restando neutra, altrimenti questi, se affrontati da subito di contropiede, si chiudono sul gioco di difesa-attacco e non li “confessi” più come vorresti. E allora mi sono detto “che fai, dai consigli e poi ci caschi tu?”. Mi sono trattenuto e ho lasciato che parlasse.
Mentre diceva che nella vita non si sa mai e, per questo, non bisogna mai prendere posizioni nette, mi chiedevo chi avesse chiesto il suo parere e, soprattutto, perché sentiva il “dovere morale” di trasmettermi il suo “bollettino dei naviganti”.
A suo dire dovrei pensare anche ai figli prima di fare “certe cose” perché, in caso di bisogno, si fa presto a trovare le porte chiuse. Volevo rispondere che di figli ne ho solo uno e che, se mi sono “attivato”, è principalmente per lui e perché possa aspirare ad un futuro in cui i suoi diritti saranno rispettati. Volevo anche dirgli che quando mi sono trovato davvero nel bisogno avrei pagato di trovare solo porte chiuse.
Ho trovato invece tanti di quei portoni spalancati (che lui nemmeno se lo immagina) e dai quali uscirono a fiotti mandate di stronzi per approfittare del mio momento di debolezza. Volevo dirglielo invece ho lasciato che parlasse ancora.
Ha proseguito con una sviolinata sui principi della sinistra che vanno difesi, sostenuti e non intralciati ma che, sinceramente, non ho compreso. Ho taciuto ancora ma avrei voluto dirgli “parli a me di sinistra, porcaputtana!, che quando ‘lo nacqui dovettero circoncidermi la mano per farmi aprire il pugno?
Pensavo peggio invece aveva quasi finito. Solo il tempo di trarre la conclusione il cui senso era il rischio che chi si “espone” può farsi male.
L’ho salutato gentilmente (credo, ma non lo so) affermando che se nessuno si espone, qua, ci facciamo male tutti. Lui compreso.
EPILOGO
Quello che ho raccontato è vero solo in parte. E’ verissimo per esempio l’amico di Acerra, una delle migliore persone che abbia avuto la fortuna di conoscere. Il luogo, Pasticci in provincia di Parvenze, è inventato nei nomi ma veritiero nel significato dei medesimi. Per finire il signore col cane lo conosco, anche se non benissimo, e la ricostruzione della conversazione è fedele. Le volte precedenti in cui lo avevo incontrato mi aveva parlato lamentandosi di un sacco di cose che, a suo dire, non andavano nella gestione della cosa pubblica da parte dell’Amministrazione locale e centrale.