Ahi Velasquez

C’era una volta una nave molto grande comandata da un capitano che era riuscito in modo rocambolesco a prendere il Comando.
Lo chiamavano il Capitano Bomba, ma nessuno sapeva le ragioni di questo appellativo. Forse un soprannome di gioventù.
Nessuno sa esattamente come avesse fatto ad arrivare fin li , qualcuno dice che avesse augurato tutto il bene al precedente capitano e questi, dopo pochi mesi fosse naufragato. Da lì il sospetto che portasse jella si era diffuso, e, ogni volta che augurava qualcosa a qualcuno, questi, con gesti più o meno evidenti, faceva gli scongiuri.
Ma sta di fatto che si era ritrovato lì a comandare, e la prima cosa che aveva fatto, era stata quella di cambiare tutti gli ufficiali del ponte di comando, nominando ai vertici tutti i suoi amici. Ma qualche nomina era evidentemente sbagliata, anche ad occhio. Ad esempio il timoniere non conosceva la bussola, il nocchiere veniva dalla cucina, la vedetta era cieca da un occhio. E quindi gli ufficiali dismessi masticavano fra i denti il loro malcontento e le loro ammonizioni, ma nessuno alzava la voce. Si diceva che il nuovo capo era amico del misterioso armatore della nave, soggetto che nessuno aveva mai visto o conosciuto, ma che tutti temevano come una divinità permalosa e vendicativa. Da qui l’apparente tranquillità dell’equipaggio, mascherata da sorrisi, pacche sulle spalle, grattate scaramantiche delle parti basse.
L’uscita dal porto fu trionfale. C’era una fanfara sul molo che suonò incessantemente finché la nave non fu al largo. La nave era agghindata con tante bandierine tricolori e l’aria di festa era evidente, l’entusiasmo palpabile, mai i legni erano stati così lucidi. A terra c’erano banchini con dolcetti ed il vino dolce scorreva a fiumi. Anche il popolo era festante in quanto il nuovo capitano aveva elargito a tutti 80 corone.
La navigazione ebbe così inizio ma non appena la nave arrivò in mare aperto si manifestarono I primi problemi.
I nuovi ufficiali erano bramosi di far vedere il loro valore, ma di fatto anche cazzare una randa si rivelò piuttosto complicato. Il nocchiere (ex sotto cuoco) andava raccogliendo di nascosto informazioni a destra e manca per cercare di governare la nave. Però le informazioni, ancorché corrette, venivano da visioni e modi di governare diversi, e, quindi, risultavano un gran guazzabuglio. La nave procedeva inevitabilmente a zig zag.
Per la vedetta invece, andava tutto sempre bene. Per come la vedo io, diceva, e fidatevi che io la vedo dall’alto, si va benone.
Presi da questa affermazione, gli ufficiali iniziarono a sentirsi euforici ed iniziarono a dire, prima fra loro, sommessamente, poi a gran voce….. “doppiamo capo Job, doppiamo capo Job!”
Capo Job era uno scoglio che delimitava la punta massima di un promontorio chiamato Job Act.
Era uno scoglio cui le navi giravano al largo ed i vecchi capitani solevano dire che nel Job act ci si poteva impantanare.
Inpantanare? Diceva il Capitano, vecchie superstizioni di vecchi comandanti fifoni, le navi germaniche lo hanno fatto, lo faremo anche noi.
Dopo quasi un mese di navigazione la vedetta annunciò capo Job in vista. Più la nave si avvicinava più si alzavano vento ed onde.
Anche i vecchi ufficiali ritrovarono la voce ed iniziarono a dire ….. fermatevi su capo Job ci lasceremo le penne, ci inpantaneremo!
Niente, capitano bomba sul cassero irrideva alla tempesta ed i vecchi gufi che osavano farsi sentire. La nave scricchiolava, qualche falla faceva imbarcare un po’ d’acqua ma, alla fine , capo Job era alle spalle.
La nave aveva tenuto e procedeva a gran velocità.
I vecchi capitani furono chiamati sul ponte e redarguiti. Avete visto? L’abbiamo superato senza danni e se non c’eravate voi brontoloni a scoraggiare l’equipaggio avremmo fatto prima e meglio. La nave procede ad una velocità mai vista, alla faccia del pantano!
Tutti sforzarono sorrisi, qualche mugugno masticato si sentì ma solo in due dissero apertamente che sfidare capo Job era stato un errore.
Furono allora invitati ad abbandonare la nave, ma non lo fecero. E da quel giorno furono evitatida tutti ed additati come vecchi nostalgici delle vecchie leggende.
Ma dopo un po’ di tempo la nave iniziò a rallentare. Stranamente il vento era girato ed il nocchiero non sapeva spiegarsi cosa poteva essere successo. Dopo qualche giorno il vento cessò del tutto. Nel golfo dietro il promontorio del Job act non tirava un alito di vento. Calma assoluta. Mare piatto. Vele sgonfie. Bonaccia.
Capitan Bomba non sapeva capacitarsene. Pensò che forse il ponte di comando dovesse essere alleggerito per avere comandi più veloci e rimanere sull’onda del vento. Essere lui stesso il vento. Decidere subito senza tanti ufficiali a metter bocca, avere mano libera. Il suo sogno fin da quando era piccolo. Un uomo solo al comando. Come lui (l’innominabile).
Ma c’era un problema, porca miseria. Il regolamento di bordo. Una vecchia carta redatta dai primi ufficiali della nave che dettava le regole di comando e di convivenza con l’equipaggio. Anche questo un orpello vecchio (secondo lui) un ostacolo alle sue decisioni! Va cambiato!
Ed allora convocò una riunione del consiglio della nave. Il regolamento diceva che si poteva cambiare se erano d’accordo i 2/3 degli ufficiali in forza e dismessi, altrimenti, se la maggioranza non avesse raggiunto i 2/3 si sarebbe dovuto fare un referendum fra l’equipaggio.
Capitan bomba non mise tempo in mezzo, non aspettò il rifluir del vento. In piena bonaccia chiamò i suoi fedelissimi ed in una nottata fece riscrivere il regolamento. Il giorno dopo lo presentò agli ufficiali. Molti rimasero sgomenti, specialmente gli anziani che avevano conosciuto i primi ufficiali che avevano scritto il regolamento. Alcuni dissero chiaramente che non avrebbero consentito questo accentramento di potere, ma dopo un giorno di discussione, alla quale capitan bomba aveva assistito con aria annoiata, si arrivò finalmente alla votazione. Ogni ufficiale avrebbe dovuto scrivere si (approvo le modifiche) oppure no, su un pezzo di carta da mettere in un barile. Alla conta dei voti il si aveva raccolto il 55%. La faccia di capitan bomba era quasi viola dalla rabbia. Avrebbe scommesso che quasi l’unanimità avrebbe accolto la sua proposta. Come si permettevano. Vigliacchi traditori. Vecchi gufi. Rallentatori del nuovo.
Capitan Bomba si alzò in piedi in evidente stato di collera incontrollata gridando che avrebbe comunque applicato la riforma volente o no il consiglio della nave!
Fu rimesso a sedere e fatto calmare. Il vice capitano molto pacatamente disse che come da regolamento si sarebbe proceduto con il referendum con l’equipaggio: il 51% di si al referendum avrebbe decretato l’accoglimento della modifica.
Gli ufficiali se ne andarono piano piano borbottando e commentando. Rimasto solo con i suoi fedeli capitan Bomba, sbollita la rabbia del lo voglio subito, convenne che quella tracciata era la strada migliore. Far decidere l’equipaggio. Forte. Aveva tutti i mezzi per convincerlo.
I familiari dei membri dell’equipaggio avevano avuto tutti 80 corone a testa. E ne avrebbe usati altri. Il pesce va pastoiato, pensò.
Durante il mese seguente fu spiegato all’equipaggio il nuovo ragolamento ad al taermine del mese si sarebbe votato. Ovviamente si evidenziarono subito due schieramenti: i fautori del no e quelli del si. Il capitano si avvaleva dei mezzi di comunicazione che sulla nave erano le bacheche ed i volantini distribuiti ed attaccati in ogni dove. I fautori del no, che venivano additati come i gufi rosiconi attaccati alle tradizioni, quelli del si come gli innovatori che avrebbero cambiano il destino dell’equipaggio. Passavano i giorni le settimane. La vittoria del si sembrava scontata ed il capitano sicuro di se come non mai arrivò a dire che si sarebbe dimesso, se avesse vinto il si.
Ma negli ultimi 10 giorni i capannelli del no, che comunicavano solo a voce, si fecero sempre più ampi e partecipati. Analizzavano in testo nei dettagli, mettevano in evidenza conseguenze che i frettolosi scrittori del nuovo regolamento non avevano previsto. Il passaparola uno ad uno stava preoccupando un po’ gli ufficiali.
Finalmente si arrivò al voto. Quel giorno votarono quasi tutti e la conta dei voti nel barile fu uno spettacolo cui tutti assistettero con il fiato sospeso. Meglio del circo. Vinse il no. Anzi stravinse il no, andando oltre il 70%
L’equipaggio ballò tutta la notte. Capitan Bomba non si fece vedere se non nel tardo pomeriggio del giorno dopo. Sul cassero, tirato a lucido, comunicò che avrebbe lasciato il comando al suo vice. Lo fece il giorno dopo in una cerimonia ufficiale. Tuttavia tutti gli ufficiali rimasero al loro posto. Capitan Bomba si spostò nella stanza accanto lasciando il comando al suo vice, ma tutti in cuor loro sapevano che di fatto il comando non sarebbe cambiato. L’armatore non lo avrebbe tollerato.
Intanto il comando del vice va avanti da qualche mese, sempre più incerto nella rotta, sempre meno considerato dai capitano delle altre navi.
Ad allora qualcuno degli ufficiali vorrebbe una rotta diversa e cerca di dirlo ma capitan Bomba ancora comanda e respinge ogni tentativo di dissenso.
Allora ecco che una parte degli ufficiali dice che vuole abbandonare la nave: anche una parte dell’equipaggio sarebbe disposto a seguirli.
Dopo varie dichiarazioni finalmente gli ufficiali dissidenti un giorno, in pompa magna, comunicano a tutti la decisione ferma ed irrevocabile di abbandonare la nave.
Evviva esulta l’equipaggio, siamo con voi.
Allora ecco che gli ufficiali quel giorno lasciano la nave e si imbarcano in due scialuppe.
Scialuppe a mare! Grida qualcuno dell’equipaggio.
Fermi! Fermi!
Urlano gli ufficiali dissidenti.
Niente scialuppe a mare. Prendiamo le distanze ma rimaniamo qui, sulla scialuppa, ma non a mare. Continueremo ad appoggiare il Capitano.
Ma dalla scialuppa.
Qualcuno dell’equipaggio fa notare che così continuano a prendere lo stipendio come niente fosse.
Tutti sanno che la sera mangiano tutti insieme alla mensa ufficiali.
Qualcuno fra l’equipaggio pensa che questi abbiano avuto coraggio, che abbiano tirato fuori gli attributi.
Qualcuno invece si sente preso per i fondelli. Pensa che sia tutta una manfrina per distrarre l’equipaggio su cose secondarie per nascondere la reale rotta della nave.
E fra l’equipaggio inizia a farsi strada l’idea che chiunque governi la nave la rotta non cambi, che l’unica soluzione sia prendersi la nave, ed ammainare le scialuppe piene di ufficiali.
Un sogno.
Ahi Velasquez.