Lettera al Presidente della Repubblica

di Massimiliano Tognetti

 

Sig. Presidente,
da cittadino mi chiedo se ho ben capito la nota da Lei redatta. Non avendo il privilegio del Suo numero di telefono per una veloce spiegazione vocale, mi permetto di buttare giù queste due righe affinché Le sia possibile, qualora Lei voglia, dare un seguito alla mia umile “traduzione (o forse sarebbe meglio definirla quello che mi sarei aspettato Lei avesse detto per restare fedele alla Sua linea).

La preoccupazione fondamentale, comune alla stragrande maggioranza degli italiani, è lo sviluppo di un’azione di governo che, con l’attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell’economia e dell’occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti provvedimenti; ed essenziale è procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida (nei suoi aspetti più urgenti) revisione della legge elettorale.”
Lo status quo attuale rischia di essere minato dagli ultimi avvenimenti giudiziari di un membro, oltre modo importante, del Senato. Questo mette a repentaglio l’azione del Governo volta a revisionare la legge elettorale solo dopo una profonda modifica della Costituzione (unica attività a cui cercano di dedicarsi, con scarso successo, le Camere).

Solo così si può accrescere la fiducia nell’Italia e nella sua capacità di progresso. Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso.”
Solo continuando sulla strada da me tracciata si può accrescere all’estero la fiducia nell’Italia. Far cadere un Governo così faticosamente composto lascerebbe spazio a chi questa situazione vuole veramente combatterla cercando di agganciare la lieve ripresa che in Europa alcuni intravedono.

Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.”
Fa piacere come tutte le forze di maggioranza ed anche di opposizione, a parte i soliti noti penta stellati, abbiano dato sostegno al Governo Letta al di là delle sterili polemiche di facciata di alcuni esponenti del Partito Unico PD-PdL e delle opposizioni allineate.

Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.”
Rimango stupito dalle fantasiose esternazioni sullo scioglimento delle Camere a causa della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi.

Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell’attenzione pubblica come in ogni altro. In questo momento è legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni già prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed è comprensibile che emergano – soprattutto nell’area del Pdl – turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalità che ha guidato il governo (fatto peraltro già accaduto in un non lontano passato) e che è per di più rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza. Ma nell’esercizio della libertà di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Né è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche.”
Purtroppo dobbiamo tenere conto di questa sentenza che condanna ad una pena detentiva chi in passato ha pure guidato il Governo (da indagato) e che è tutt’ora leader di uno dei partiti più rappresentativi del paese. Questo ce lo impone la divisione dei poteri, che mai come in questa occasione andrebbe rivista. E, visto che non siamo all’asilo, non vorrei sentire più ricatti ai danni delle istituzioni.

Intervengo oggi – benché ancora manchino alcuni adempimenti conseguenti alla decisione della Cassazione – in quanto sono stato, da parecchi giorni, chiamato in causa, come Presidente della Repubblica, e in modo spesso pressante e animoso, per risposte o “soluzioni” che dovrei e potrei dare a garanzia di un normale svolgimento, nel prossimo futuro, della dialettica democratica e della competizione politica. A proposito della sentenza passata in giudicato, va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto.”
Intervengo oggi, quando ancora la Cassazione non ha comunicato le proprie motivazioni, perché chiamato insistentemente in causa da diversi, e discutibili, soggetti per trovare una soluzione anche a questo problema. A proposito della sentenza voglio rassicurare tutti che il condannato, come previsto, in parte, dalla legge, non espierà al propria pena nelle patrie galere, ma usufruirà di alternative modulate tenendo conto del caso in questione.

In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta. L’articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda. La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell’esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l’esclusiva titolarità, il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso – sulla base dell’istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia – per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale.”
Venendo poi alla richiesta di grazia formulata fra le righe di ogni sollecitazione pervenutami, tengo a precisare che sarebbe opportuno che tale richiesta fosse esposta dal condannato, ma, vista l’eccezionalità del caso e della persona in questione, il Presidente della Repubblica potrebbe concedere la grazia o la commutazione della pena anche in assenza di uno di questi importanti requisiti.

Essenziale è che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese. E mentre toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno. Una prospettiva di serenità e di coesione, per poter affrontare problemi di fondo dello Stato e della società, compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all’ordine del giorno. Tutte le forze politiche dovrebbero concorrere allo sviluppo di una competizione per l’alternanza nella guida del paese che superi le distorsioni da tempo riconosciute di uno scontro distruttivo, e faciliti quell’ascolto reciproco e quelle possibilità di convergenza che l’interesse generale del paese richiede.”
Essenziale è abbassare i toni in modo che l’attività di garanzia del Presidente della Repubblica possa svolgersi senza eccessivi clamori. E mentre toccherà a Silvio Berlusconi decidere della sua carriera politica, sarà compito di tutti mettere mano a quella riforma della giustizia così cara, e necessaria, a tutti gli italiani. Il tutto nella lieta coesione del Partito Unico che si è così ben distinto nei suoi primi 100 giorni di vita che coincidono, tra l’altro, con quelli del Governo.

Ogni gesto di rispetto dei doveri da osservare in uno Stato di diritto, ogni realistica presa d’atto di esigenze più che mature di distensione e di rinnovamento nei rapporti politici, sarà importante per superare l’attuale difficile momento.”
Ogni gesto di rispetto verso i vecchi avversari politici sarà ben accetto dal Presidente della Repubblica che, altrimenti, si vedrà controvoglia costretto a delegittimare la Sua creatura affidando un nuovo incarico di formare un Governo al MoVimento 5 Stelle. Così poi, per una volta, pagherete le conseguenze delle vostre azioni.

Giorgio Napolitano

 

La ringrazio ossequiosamente,
Massimiliano Tognetti

 

Foto e nota integrale originale del Presidente della Repubblica tratte da www.ilfattoquotidiano.it