70 anni fa come oggi. Resistenza!

Raccogliamo con gioia l’autorizzazione alla pubblicazione integrale di questo discorso tenuto da Guido Zini in occasione del 70° anniversario della liberazione di Lastra a Signa il 4 agosto scorso. Semplice e diretto. Di un impegno reale, serio e determinato.

AL lettore cogliere i molti rimandi (per nulla velati) alla situazione odierna, da cui il titolo di questo articolo.


Grazie Guido

 

tenuto da A.N.P.I. SEZIONE “BRUNO TERZANI” LASTRA A SIGNA
INTERVENTO 4 AGOSTO 2014 CONSIGLIO COMUNALE
70° ANNIVERSARIO LIBERAZIONE LASTRA A SIGNA

Guido Zini il 4 agosto 2014

Il 4 agosto 1944, segnata dall’esplosione del Ponte sull’Arno, terminava l’occupazione di Lastra a Signa da parte delle truppe tedesche.
Per la popolazione, come ebbe a descrivere Danilo Benelli (1), “iniziarono a dileguarsi le tenebre di una notte durata troppo a lungo”, anche se le sofferenze non erano terminate, con il fronte di guerra attestato fra le due sponde del fiume. Per le donne e gli uomini che si erano uniti ai gruppi partigiani, il compimento di una lotta contro la dittatura che sarebbe proseguita, per molti di loro, in altre zone d’Italia. Giorni drammatici frutto di anni drammatici: il conflitto mondiale, il caos dopo l’8 settembre, le stragi e le rappresaglie che investirono anche il nostro territorio, gli episodi di violenza fascista proseguiti fino all’ultimo.

Tracce e ferite che segnarono un’intera comunità, ancora vive in chi ha vissuto quell’epoca, e che indicarono una volta per tutte l’urgenza del cambiamento in senso democratico per Lastra a Signa e per l’intera nazione.

Oggi, il 70° anniversario della Liberazione cade in un momento molto difficile per la vita democratica nel paese, anche se l’opinione pubblica – fiaccata dalla crisi e distratta dagli incessanti slogan sul rinnovamento ad ogni costo – fatica a rendersene pienamente conto: si sta cambiando la nostra Costituzione, e per l’ANPI questo non può essere un segnale positivo. La Costituzione, portatrice dei valori espressi dalla Resistenza, viene modificata in uno dei suoi elementi fondamentali, il Senato.
Dicono che così lo Stato risparmierà tanti soldi, ma non è la Costituzione a decidere quanto devono guadagnare i senatori. Dicono che si approveranno più leggi e più in fretta, ma forse il problema sta nei regolamenti parlamentari, nell’abuso di decreti-legge o leggi-delega, nei ricorsi sistematici alla fiducia, nell’incapacità di scrivere buone leggi. Cercate altrove dunque, non nella Costituzione.

Senza timore di offendere nessuno, tantomeno la verità, l’’ANPI lancia un allarme sul preoccupante processo in atto, che vede il restringimento della rappresentanza politica, un’emarginazione delle minoranze e la menomazione del diritto di voto – un po’ meno personale e eguale, un po’ meno libero e segreto: un futuro Senato ridotto in numero e dalle competenze svilite; un progetto di legge elettorale senza preferenze e con forti sbarramenti di coalizione e di partito; per non parlare delle prossime Province, enti di secondo livello dai possibili organismi monocolore. E meritano un accenno anche la proposta di legge elettorale toscana, di nuovo con alte soglie di ingresso, e – facendo un passo indietro – il taglio di consiglieri e giunte comunali operato poco tempo fa. Uno spazio democratico che via via si fa più ristretto e sempre più escludente – nei fatti – di chi non si riconosce nel cosiddetto pensiero unico.

Eppure, anche le partigiane e i partigiani che scelsero di lottare contro il nazifascismo erano, nell’Italia di allora, una voce minoritaria: non avevano appoggi influenti o mezzi di informazione amici, ma con la forza delle idee, con la determinazione e la volontà, riuscirono a dare un contributo fondamentale per la sconfitta della dittatura.

E una volta ottenuta la vittoria non scordarono la lezione imparata sotto il regime, dando al paese – con la Costituzione – un sistema politico di garanzie e di equilibri, in grado di rappresentare tutte le posizioni, persino – di lì a pochi anni – quelle di estrema destra. Allora capiamo perché oggi la Resistenza e la Costituzione, nel parere di molta classe dirigente, siano riferimenti scomodi, da celebrare, certo, confinandoli però nella memoria del passato.

Una rilettura in salsa buonista – quando non revisionista – dell’esperienza partigiana e costituente, che viene così privata dei suoi elementi più avanzati e impellenti: un lavoro dignitoso per tutti, il diritto alla salute e al benessere, la libertà di espressione, l’equità e la giustizia sociale.
Valori che hanno significato un punto fermo per generazioni di esponenti politici e intellettuali, a cui ora – non a caso – viene riservato lo stesso trattamento. Pensiamo a quanto si è detto e scritto per i trent’anni dalla morte di Enrico Berlinguer: si citano le parole, ma si tace il messaggio; si rammenta il personaggio, ma si dimentica l’uomo; si ripercorre la storia, ma non si raccoglie l’esempio.
E nel 2015 saranno quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini: vedremo se anche la sua figura sarà ricondotta ad una dimensione rassicurante e conformista.

Opinioni contrarie, posizioni critiche, non allineate: ronzii, che – in un’epoca dove si preferisce cinguettare – recano solo disturbo. Ma di queste voci l’ANPI non smetterà di ricordare l’importanza, nelle scuole, nelle cerimonie ufficiali, in ogni occasione di incontro con i cittadini e con le istituzioni, perché una democrazia che esclude il dissenso è una democrazia mutilata.

Guido Zini – Direttivo sez. A.N.P.I. “Bruno Terzani” Lastra a Signa

(1) Danilo Benelli, partigiano e sindaco di Signa negli anni ’70, è autore di “Un ponte fra due castelli.  Fascismo e antifascismo nelle Signe” a cura di Boreno Borsari, Giampiero Fossi, Firenze, Istituto Gramsci. Sezione Toscana, 1983 (stampa 2003)